Vaccino antinfluenzale, l'adesione resta ferma al 20% e Pregliasco avverte: non rimandare la prevenzione

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Redazione Salute Redazione Salute   -   L'autunno 2026 si è aperto con l'avvio delle campagne vaccinali contro l'influenza stagionale, mentre la sanità pubblica prova a fare i conti con un nodo irrisolto: l'adesione ai richiami resta bassa, fermandosi intorno al 20% nell'ultimo anno. Il virologo Fabrizio Pregliasco invita a superare la stanchezza maturata nei periodi post-pandemici e ribadisce un concetto elementare: «Vaccinarsi non significa avere la certezza di non ammalarsi».

Il muro da superare

Il valore del vaccino, specifica l'esperto, sta soprattutto nella riduzione delle forme gravi, delle complicanze e delle ospedalizzazioni, in particolare nei soggetti vulnerabili. Nonostante gli oltre 2700 decessi annui legati all'influenza e le numerose ospedalizzazioni per chi associa diversi virus respiratori, la prevenzione si scontra con un muro di indifferenza, stanchezza da vaccino, difficoltà di accesso e infodemia latente che riempie i vuoti d'informazione.

Pregliasco, professore associato al Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute dell'Università degli Studi di Milano e direttore sanitario aziendale dell'IRCCS Ospedale Galeazzi – Sant'Ambrogio, chiarisce che la vaccinazione non garantisce l'immunità assoluta, ma riduce in modo significativo il rischio di conseguenze serie.

Un mosaico epidemiologico

L'inizio della stagione fredda non è l'unico fattore da considerare. Il quadro che si prospetta invita alla prudenza, senza allarmismi: le prime indicazioni internazionali non fanno prevedere necessariamente una stagione più pesante delle precedenti, ma l'andamento effettivo dipenderà da numerosi fattori, comprese le condizioni meteorologiche e la contemporanea circolazione di diversi virus respiratori.

Influenza, Sars-CoV-2, virus respiratorio sinciziale e gli altri agenti tipici della stagione fredda contribuiranno a comporre un mosaico epidemiologico con il quale confrontarsi nei prossimi mesi. Aspettare che arrivi il freddo per pensare alla prevenzione è un errore: la vaccinazione va programmata secondo il calendario stagionale, così da arrivare preparati quando la circolazione virale entrerà nel vivo.

Le indicazioni per la stagione

Le temperature miti possono far percepire l'influenza come qualcosa di ancora lontano, ma non devono diventare un motivo per rimandare la vaccinazione. È possibile che il clima determini uno slittamento in avanti della vera partenza della stagione influenzale, ma già oggi circolano diverse forme simil-influenzali sostenute da altri virus respiratori. L'esperienza insegna inoltre che intensità e tempistica della stagione possono cambiare rapidamente. Per questo il messaggio è semplice: non aspettare il freddo o l'aumento dei casi per proteggersi.

La campagna vaccinale è iniziata ed è questo il momento giusto per aderire, soprattutto per le persone anziane, fragili o con patologie croniche, per le quali influenza e altre infezioni respiratorie possono avere conseguenze importanti.

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