Gli "sfigati" Thunderbolts fanno il miracolo: il loro film è il miglior Marvel movie da "Iron Man 2"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Non capita spesso che un gruppo di antieroi, per di più considerati di serie B nel pantheon Marvel, riesca a ridare smalto a un franchise che, negli ultimi anni, aveva mostrato più di una crepa. Eppure, con Thunderbolts – diretto da Jake Schreier, già autore del sorprendente Robot & Frank – il Marvel Cinematic Universe sembra aver ritrovato quella freschezza narrativa che mancava dai tempi di Iron Man 2. Florence Pugh, nel ruolo della spietata e carismatica Yelena Belova, guida una squadra di disadattati che, pur senza lo scintillio dei classici Avengers, riesce a conquistare lo spettatore grazie a un mix perfetto di azione, ironia e profondità psicologica.
Il film, che chiude la Fase Cinque dell’MCU, non solo supera in qualità i recenti Guardiani della Galassia Vol. 3 e Ant-Man and the Wasp: Quantumania, ma dimostra che la Marvel può ancora innovare, puntando su personaggi meno convenzionali. La trama, senza svelare dettagli, gioca abilmente con le aspettative del pubblico, ribaltandole più volte. Attenzione, però, ai titoli di coda: chi volesse evitare spoiler dovrebbe ignorare quelli che precedono la seconda scena post-credits, come ha dolorosamente scoperto chi scrive.
Dal punto di vista commerciale, la sfida per Thunderbolts è duplice: da un lato, deve riconquistare quella parte di pubblico disillusa dalle ultime uscite Marvel; dall’altro, deve dimostrare che un film senza eroi "mainstream" come Iron Man o Captain America può attirare milioni di spettatori. Il budget, seppur contenuto rispetto ai colossal dell’era Endgame, richiederà un incasso significativo per essere considerato un successo.




