Stroppa indagato per omicidio stradale, il padre di Mirco: “Non ci ha mai chiamato, nemmeno per scusa”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Quindici giorni di silenzio, un vuoto che per Giuseppe Garofano pesa più dell’incidente stesso, se possibile. Il padre di Mirco, il diciottenne travolto e ucciso la sera del 31 gennaio a Roma, non ha ancora ricevuto una telefonata da Andrea Stroppa, il trentaduenne informatico ora indagato per omicidio stradale. “Sarebbe stato un segno di rispetto, almeno una chiamata per le condoglianze”, ha dichiarato l’uomo, e il rammarico nelle sue parole lascia spazio a una ferita che, a quanto pare, il tempo e le indagini non stanno rimarginando. Solo il legale di Stroppa, racconta, ha avuto la premura di contattare la famiglia. Il resto, un silenzio tombale che la procura dovrà sciogliere, e chissà se mai basterà.

La dinamica di quanto avvenuto in via Filippo Fiorentini, nel quartiere Collatino, è al centro di accertamenti tecnici minuziosi. Si procede per omicidio stradale, un’ipotesi di reato che di per sé non costituisce una condanna, certo, ma che impone una ricostruzione chirurgica della vicenda. Si valuta la velocità della Smart, un dato cruciale che potrebbe confermare o smentire la percezione di chi, quella sera, ha visto il giovane Garofano attraversare. “Mio figlio è stato sbalzato a grande distanza dal punto d’impatto”, ha sottolineato il padre, e il dubbio che l’auto viaggiasse a velocità sostenuta diventa un tarlo difficile da ignorare. Un testimone oculare, nelle scorse ore, ha riferito di aver visto il ragazzo correre, e ha aggiunto un dettaglio non secondario: il semaforo pedonale sarebbe stato rosso. Ma in questi frangenti, si sa, la percezione può tradire, e la verità processuale è un’altra cosa.

Un punto esatto da stabilire, tra strisce e spartitraffico

L’esatta dinamica dell’investimento resta avvolta in una ridda di ipotesi. Le telecamere di sorveglianza della zona sono state sequestrate, e i loro filmati saranno decisivi per stabilire dove e come Mirco stesse attraversando. Da un lato, l’ipotesi che il ragazzo, forse per accorciare, abbia scavalcato lo spartitraffico centrale di una carreggiata a tre corsie; dall’altro, la possibilità che si trovasse regolarmente sulle strisce. Il padre di Mirco, dal canto suo, non ha dubbi: “Conosceva bene quella strada, la percorreva ogni quindici giorni per andare a trovare amici. Era un ragazzo accorto, giudizioso. Avrà guardato”. E aggiunge, con una punta di amarezza, che il dovere di chi guida, specialmente in prossimità di un attraversamento pedonale, è rallentare e accertarsi che nessuno stia passando, a prescindere dal colore del semaforo. Un principio sacrosanto, eppure, in quella sera di fine gennaio, qualcosa deve aver inceppato il meccanismo.

L’impatto, i soccorsi, e una madre che non parla più

Dell’impatto, violentissimo, si sa che ha scaraventato il del diciottenne per oltre dieci metri. Stroppa, che secondo le prime ricostruzioni si è fermato immediatamente prestando soccorso e chiamando il 118, è stato poi accompagnato in ospedale per i test tossicologici e alcolimetrici, risultati negativi. Un gesto doveroso, certo, ma che stride con l’assenza di un contatto umano con la famiglia della vittima. Giuseppe Garofano, nell’intervista rilasciata, ha raccontato anche della madre di Mirco: “Non parla più”, ha detto, e poche parole bastano a fotografare l’abisso in cui una notizia del genere può sprofondare un genitore. L’autopsia sul corpo del ragazzo e le perizie tecniche sulla Smart sono ora gli elementi su cui gli inquirenti concentrano le loro attenzioni, nella speranza di fare piena luce su una vicenda che, al di là delle responsabilità penali, ha già scritto la sua pagina più tragica.

Le parole del testimone e la complessa ricostruzione

Un automobilista che si trovava sulla corsia centrale ha dichiarato di aver visto Mirco Garofano correre, fermarsi un attimo, fare due passi indietro e poi ripartire mentre il semaforo pedonale era rosso. La sua testimonianza, riportata nelle scorse ore, aggiunge un tassello al mosaico: lui stesso, dice, è riuscito a frenare in tempo, ma la Smart che sopraggiungeva sulla sinistra non ha avuto scampo. “Era buio, è sbucato all’improvviso”, ha raccontato, dipingendo la scena di un incrocio fatale. Ma la procura dovrà vagliare ogni elemento, perché in questi casi la percezione visiva, soprattutto notturna, può essere fallace. Quello che è certo è che il ragazzo è morto sul colpo, e che da allora la sua famiglia aspetta qualcosa che, a conti fatti, non è ancora arrivato.

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