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Redazione Interno
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La vicenda di Annabella Martinelli, la studentessa ventiduenne scomparsa dalla sua abitazione padovana la sera dell’Epifania e ritrovata senza vita in un bosco sui Colli Euganei, continua a porre interrogativi che l’autopsia disposta per martedì prossimo dovrà contribuire a sciogliere. Le indagini coordinate dalla procura di Padova, come ha tenuto a precisare il procuratore capo Angelantonio Racanelli, procedono nella direzione più plausibile, quella di un gesto estremo, ma alcuni dettagli restano sotto la lente degli inquirenti, alimentando un dibattito che travalica i confini della normale cronaca giudiziaria. “Al momento non ci sono elementi per ipotizzare responsabilità nei confronti di terze persone”, ha dichiarato Racanelli, circoscrivendo con rigore giuridico il perimetro delle ipotesi investigative, le quali, tuttavia, non possono ignorare particolari che sfuggono a una prima e apparentemente lineare ricostruzione.
Gli elementi in sospeso
Tra gli aspetti che maggiormente destano perplessità, emerge la presenza di un cerotto adesivo sulla bocca della giovane, ritrovata impiccata a un albero nel territorio di Teolo dopo giorni di ricerche condotte con l’impiego di mezzi anche sofisticati. A questo si aggiunge il contenuto di un lungo messaggio di commiato, vergato dalla studentessa e lasciato nella sua camera, indirizzato ai genitori, i quali nei giorni scorsi si sono recati sul luogo della tragedia per un commosso e privato omaggio. Se la lettera sembrerebbe confermare l’intenzione predeterminata, altri tasselli della serata della scomparsa appaiono meno nitidi, come la gestione delle primissime ore delle ricerche, da alcune parti definite frettolose, e il ritrovamento, nei pressi della sua bicicletta abbandonata, di un doppio cartone di pizza che ha inevitabilmente sollevato domande sulla possibilità di un ultimo incontro.
Il parere dello specialista
Proprio su quest’ultimo particolare, e più in generale sulla difficoltà di ingabbiare in schemi precisi le dinamiche di un suicidio, si è espresso uno psichiatra di chiara fama come Diego De Leo, il quale ha osservato come elementi apparentemente incongrui, come l’acquisto di due pizze, possano rientrare in un quadro di profonda sofferenza interiore. “Magari c'è stato un incontro”, ha ammesso lo specialista, sottolineando però, con la cautela del clinico, che in simili frangenti “non c'è mai uno schema fisso, solo un tumulto di emozioni”. Una considerazione, la sua, che tenta di dar conto della complessità psicologica che sempre accompagna simili eventi, senza per questo precludere alcuna verifica di tipo investigativo sugli accadimenti materiali di quella sera.
Il lavoro della magistratura
La procura, dal canto suo, pur nella consapevolezza che l’ipotesi del suicidio rimanga la più probabile, non ha archiviato alcun aspetto della vicenda, mantenendo alta l’attenzione su ogni minimo dettaglio che possa far luce sulle ultime ore di vita della giovane. L’assenza di segni di violenza sul, rinvenuto in un luogo non isolatissimo a poca distanza dalla strada principale, orienta verso una dinamica autonoma, ma la volontà di procedere con l’esame autoptico testimonia l’esigenza di fugare qualsiasi residuo dubbio, per quanto sottile. Si attendono, dunque, i risultati tecnici per confermare o meno quanto già emerso, in un caso che ha profondamente scosso l’ambiente universitario e la cittadinanza, mentre gli investigatori continuano a vagliare con scrupolo ogni dato a disposizione, dai riscontri sulla sua ultima attività sui social network alla ricostruzione meticolosa del suo percorso quella notte.




