Lewis Hamilton: «A 41 anni mi alleno più di tutti. La Ferrari è solo all’inizio»

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   Il tempo, si sa, è un avversario implacabile per qualsiasi atleta; eppure, per Lewis Hamilton, la cifra dei 41 anni sembra rappresentare non un limite, ma un punto di partenza per una delle sfide più affascinanti della sua carriera. A margine del Media Day che precede il Gran Premio del Giappone, il sette volte campione del mondo ha voluto ribaltare ogni luogo comune legato all’età, presentandosi con la concretezza di chi ha appena vissuto un inverno, a dir poco, estremo. “L’allenamento di quest’inverno è stato il più duro e intenso che abbia mai fatto”, ha dichiarato, aggiungendo – con una sincerità che non lascia spazio a interpretazioni – che “probabilmente questo è dovuto all’età che avanza: ci vuole più tempo per recuperare”. Un’ammissione, la sua, che suona più come una dichiarazione di intenti che come una semplice constatazione fisiologica.

Il dato, però, che più di ogni altro restituisce la dimensione di questa preparazione maniacale, è quello relativo alla sola tappa giapponese: “Solo a Tokyo ho fatto 100 km di corsa”, ha rivelato Hamilton, sottolineando con una punta di orgoglio – ma anche di realismo – che “i miei colleghi non si allenano così”. È un Hamilton rigenerato, quello che si presenta alla vigilia delle prime libere sul circuito di Suzuka, assetato di nuove sfide e con la consapevolezza che il primo podio centrato in Cina – terzo posto assoluto – rappresenta solo un mattone nella costruzione di un progetto più ambizioso. Il sorpasso in classifica, con 18 punti di distacco dal leader George Russell della Mercedes, è un dato che il pilota inglese non commenta in termini di obiettivo immediato, ma che inserisce in una prospettiva di crescita graduale.

Un Natale di lavoro e il segreto di una rinascita

Non c’è stata tregua, per Hamilton, nemmeno durante le festività. A raccontare i dettagli di una preparazione che sfiora l’ossessione è stato lo stesso pilota, il quale ha rivelato un dettaglio che forse, meglio di ogni altra cosa, spiega la sua ritrovata brillantezza: “Ho un ottimo preparatore atletico con cui ho lavorato in passato, ma abbiamo iniziato a lavorare insieme il giorno di Natale”. Una scelta, quella di rimettersi subito al lavoro nel cuore dell’inverno, che riflette una filosofia precisa: non lasciare nulla al caso, e trasformare il trascorrere degli anni in un’opportunità per affinare metodi e strumenti. “Sono riuscito a mettere insieme tutti questi nuovi strumenti”, ha aggiunto, parlando di un approccio che combina l’esperienza accumulata con una ricerca costante di innovazione nel campo della preparazione fisica.

L’impatto di questo lavoro si è visto già nelle prime uscite stagionali. La Ferrari, accogliendo un pilota del calibro di Hamilton, ha potuto constatare sul campo come la fame del sette volte campione non sia affatto diminuita. Anzi, dalla sua voce emerge il ritratto di un atleta che si sente “più impegnato che mai” nella sua carriera in Formula 1, una dichiarazione che smentisce di fatto qualsiasi narrazione legata a un possibile calo di motivazione. Il primo podio con la scuderia di Maranello, arrivato appunto in Cina, ha funzionato come una sorta di liberatoria: per Hamilton, è stata la conferma che il metodo adottato – quello della preparazione estrema – paga, e che il margine di miglioramento, nonostante l’età, è ancora ampio.

La cautela come metodo in casa Ferrari

Se il fisico risponde, la testa deve però guidare il processo senza lasciarsi trascinare dall’entusiasmo. Ed è proprio su questo punto che Hamilton ha voluto fare chiarezza, nel corso del giovedì di Suzuka, evitando di cadere nella trappola dei facili proclami. Il suo ragionamento, più che una replica alle recenti osservazioni del compagno di squadra Charles Leclerc – il quale aveva indicato nella Mercedes il riferimento attuale del circus – si è trasformato in un esercizio di consapevolezza collettiva. “Stiamo cercando di costruire su quello che abbiamo in termini di prestazione”, ha spiegato, utilizzando un linguaggio che lascia intendere una strategia a lungo termine, fatta di piccoli passi e di solidità piuttosto che di balzi in avanti.

La sua analisi, priva di retorica, si concentra sul lavoro quotidiano e sulla necessità di non bruciare le tappe. Pur consapevole del potenziale della SF-25, Hamilton ha voluto mantenere alta la concentrazione, sottolineando come ogni weekend di gara rappresenti un tassello in un mosaico ancora in fase di costruzione. Il terzo posto in Cina, insomma, non ha alterato il suo approccio metodico. La posizione attuale in classifica – quarto nel mondiale a quota 18 punti dal leader – viene descritta più come un punto di partenza che come un obiettivo raggiunto, con l’attenzione tutta rivolta al miglioramento continuo della messa a punto e della gestione della vettura.

Un messaggio per i rivali: «Non ho mai smesso di crederci»

Le parole di Hamilton, in questo avvio di stagione 2026, assumono quindi il valore di un manifesto. A 41 anni, mentre molti dei suoi colleghi si avvicinano al crepuscolo della carriera, il britannico si presenta con un arsenale di motivazioni che, a suo dire, non ha eguali nel paddock. L’allusione ai “100 km di corsa” a Tokyo non è un semplice aneddoto: è la metafora di un’etica del lavoro che intende imporre il proprio ritmo, anche fuori dalla pista. È un messaggio diretto ai suoi avversari – e forse anche ai più scettici – quello di un atleta che ha scelto di ribaltare la prospettiva, facendo dell’età una risorsa in termini di esperienza e della preparazione fisica un’arma di superiorità.

In questo quadro, la Ferrari rappresenta il terreno ideale per questa seconda giovinezza sportiva. Il rapporto con il nuovo team, seppur ancora in fase di assestamento, sembra già aver prodotto i primi frutti concreti, e Hamilton non nasconde di nutrire grandi aspettative. Il suo approccio, però, resta prudente: l’obiettivo non è vincere subito a tutti i costi, ma consolidare le basi per un progetto che punti in alto, con la consapevolezza che il campionato è lungo e che il potenziale della squadra deve ancora essere espresso appieno. L’idea, trasmessa con parole semplici ma incisive, è che il meglio debba ancora venire.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.