Valentina Sarto uccisa dal marito, il silenzio di Vincenzo Dongellini e l’autopsia che cerca la verità

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il silenzio, a volte, pesa più delle parole. Ed è un silenzio pesante, carico di una tensione che non trova sfogo, quello che Vincenzo Dongellini ha scelto di opporre davanti al pm Antonio Mele e al procuratore aggiunto Maria Cristina Rota. Lui, il quarantanovenne che mercoledì mattina ha impugnato un coltello nella casa di via Pescaria a Bergamo, trasformando la camera da letto che condivideva con la moglie in una scena del crimine, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Una scelta, quella di avvalersi del silenzio, che lascia gli inquirenti a lavorare solo sulle tracce fisiche e sui racconti – questi sì, drammaticamente eloquenti – di chi quella donna, Valentina Sarto, la conosceva bene e ne aveva visto il lento precipitare in un abisso da cui non è riuscita, o forse non ha voluto, salvarsi.

Mentre la macchina giudiziaria procede nei binari obbligati dell’indagine, l’attenzione si sposta sull’autopsia, fissata per la mattina di oggi, venerdì 20 marzo. Sarà il medico legale Luca Tajana, dell’Istituto di medicina legale di Pavia, a dover sciogliere i nodi che il primo esame esterno, condotto dal collega Matteo Marchesi del Papa Giovanni, ha lasciato in sospeso. Si dovrà stabilire con esattezza il numero delle ferite – secondo i primi rilievi della scientifica sarebbero almeno sei, concentrate tra collo, torace e fianco – ma soprattutto comprendere la dinamica. L’assenza di segni di difesa sul della quarantunenne, un dettaglio che stride con la brutalità dell’aggressione, suggerisce l’ipotesi di un agguato alle spalle, ma la certezza potrà arrivare solo dal tavolo autoptico, così come la verifica dell’ora esatta del decesso, collocabile dai primi accertamenti tra le dieci e le undici di quella mattina. Sul luogo dell’omicidio, in quella stanza, sono stati rinvenuti tre coltelli: due sul letto, uno sul pavimento, a testimonianza di una furia cieca che ha trovato il suo epilogo nel corpo riverso a terra della donna.

La Procura, che ha già contestato a Dongellini l’aggravante del femminicidio – un reato specifico che prevede l’ergastolo quando l’omicidio è motivato da odio o dal desiderio di annientare la libertà della vittima – sta cercando di ricostruire il contesto di sopraffazione che avrebbe preceduto il colpo di grazia. E in questo lavoro, le testimonianze raccolte dalla squadra Mobile diventano fondamentali. Emerge il ritratto di una donna che, pur non amando più il marito e pur avendo intrapreso una nuova relazione da febbraio con Moris Panza, non riusciva a staccarsi da quell’uomo, o meglio, non riusciva a staccarsi dal ruolo di chi pensa di poter gestire la furia altrui. Panza, ascoltato dagli inquirenti, ha raccontato di una situazione esplosa già a inizio febbraio, quando la decisione di Valentina di iscriversi in palestra scatenò le prime reazioni violente e minacciose del marito. Le amiche, a partire dalla testimone di nozze Silvia Spinelli, lo avevano capito prima di lei: l’insistenza perché lasciasse quella casa era costante, ma lei rispondeva quasi con la rassegnazione di chi crede che «poi si calma».

C’è un momento, in questa spirale di violenza annunciata, che sembra condensare il senso di un’occasione perduta. Lo scorso sabato, Panza aveva accompagnato Valentina dai carabinieri di Almenno San Salvatore. Non per sporgere denuncia, ma per «avere un consiglio su come comportarci». La risposta delle forze dell’ordine – che avrebbero spiegato come la denuncia dovesse essere formalizzata dalla vittima a Bergamo – incontrò l’ennesimo rinvio della donna, decisa ad aspettare ancora una settimana per vedere se la situazione si sarebbe calmata. Un’attesa che si è rivelata fatale, consumata in quella casa di Valtesse dove i vicini, come ha raccontato una giovane inquilina del piano superiore, hanno sentito urla nella notte tra lunedì e martedì, e una frase che risuona oggi come un ultimo, disperato grido: «Lasciami stare».

Il dolore silenzioso della madre e il rito dell’autopsia

A poche decine di chilometri da Bergamo, a Pavia, Lia Ventura risponde al telefono con il fiatone. Il suo è un affanno che non viene dalla corsa, ma dal peso di un dolore che la schiaccia, costretta a giustificarsi con le parole che nessuna madre dovrebbe mai essere costretta a pronunciare: è appena uscita dal Comune per organizzare i funerali di sua figlia. Sarà lei, insieme ai familiari giunti da Bologna, a vedere Valentina per l’ultima volta prima che il venga sottoposto all’esame autoptico. Il suo sfogo, affidato ai social, è un testamento d’amore e di rimorso: «Scusami se non sono riuscita a proteggerti da lui e a portarti via e portarti qui da me». Nelle sue parole, e in quelle del compagno di Valentina, riaffiorano episodi di violenza che non erano stati denunciati: un testa sbattuta contro l’armadio, i capelli tirati, minacce di morte pronunciate apertamente quando la donna aveva comunicato la volontà di andarsene. Un quadro di controlli e sopraffazioni che Dongellini, dopo il fermo, aveva cercato di eludere ingerendo candeggina – un gesto che gli è valso il trasferimento in ospedale prima di essere dichiarato dimissibile e condotto in carcere, dove ora è rinchiuso.

I segni di quella che gli investigatori chiamano «violenza di prossimità» erano evidenti anche all’esterno di quella casa di via Pescaria, dove ieri si è tenuto un presidio silenzioso. Lì, tra i residenti, c’era anche Marisa, la vicina del piano superiore, che ha raccontato di come Valentina fosse per lei una sorella, l’unica ad averla accolta quando si era trasferita in una città sconosciuta. A unirsi al cordoglio, anche i titolari e i clienti del Baretto, il locale vicino allo stadio dell’Atalanta dove Valentina lavorava e dove, con un cartello di “Chiuso per lutto”, si è voluto restituire il silenzio che merita una vita spezzata. Lì, tra i banconi e i tavolini, era iniziata la storia con Moris Panza, e lì si erano accumulate le confidenze di chi vedeva il pericolo crescere giorno dopo giorno.

I testimoni e la ricostruzione della spirale

A gettare luce sulle ultime, convulse settimane di Valentina Sarto sono i racconti incrociati di chi le era più vicino. Moris Panza, l’uomo che lei frequentava e che ora custodisce gelosamente i messaggi vocali e le registrazioni che Valentina gli aveva inviato – suo malgrado – come prova delle minacce ricevute. È stato lui a consegnare agli inquirenti quegli audio, tra cui una registrazione di una lite particolarmente violenta, e a descrivere i segni fisici che la donna portava sul collo, gli stessi che lui aveva visto e che l’avevano spinto a supplicarla di andare via. «Le dicevo di registrare tutto quando lui perdeva le staffe», ha raccontato, descrivendo un’ossessione che durava da almeno tre mesi. La stessa preoccupazione emerge dalle parole della testimone di nozze, Silvia Spinelli, che ha parlato di come lei e altre amiche insistessero perché Valentina lasciasse il tetto coniugale, una richiesta che si scontrava con la volontà della barista di rimanere, nella speranza di placare gli animi. Un’illusione, quella di poter disinnescare una bomba ormai pronta a esplodere, che si è infranta contro la realtà di una decina di coltellate inferte in punti vitali.

Sotto la direzione del sostituto procuratore Antonio Mele, gli investigatori stanno ora completando gli accertamenti tecnici e ascoltando tutti coloro che possano avere elementi utili a chiarire i dettagli dell’accaduto. Tra questi, i vicini di casa che nelle ore precedenti il delitto avevano udito rumori sospetti e che potrebbero fornire indicazioni preziose sulla sequenza degli eventi. Si attendono anche gli esiti dell’autopsia per capire se, come ipotizzato, la donna sia stata sorpresa alle spalle mentre era intenta a sistemare la camera o se ci sia stata una breve colluttazione. Gli stessi tagli riscontrati sulle braccia di Dongellini – che potrebbero essere sia autoinflitti che frutto di un tentativo di difesa – saranno oggetto di valutazione, così come la dinamica che ha portato a quella che, nelle prime ricostruzioni, appare come una esecuzione consumata in pochi istanti.

Meta Description: Femminicidio a Bergamo: Valentina Sarto uccisa dal marito Vincenzo Dongellini. L'uomo non risponde al pm, oggi l'autopsia. Il dolore della madre e le testimonianze degli amici.

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