"Karate Kid: Legends" riporta al cinema la saga dopo 40 anni, tra nostalgia e nuovi volti
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Quarant’anni dopo l’esordio della saga che ha trasformato il karate in un fenomeno globale, "Karate Kid: Legends" prova a rinnovare il mito senza tradirne l’eredità. Il film, diretto da Jonathan Entwistle e distribuito nelle sale italiane, mescola elementi classici – come i riferimenti al maestro Miyagi, la cui ombra aleggia in più scene – e una trama che punta a conquistare nuove generazioni. Protagonista è Ben Wang nei panni di Li Fong, giovane esperto di kung fu costretto a trasferirsi a New York dopo una tragedia familiare, in un percorso che richiama, pur con differenze, quello di Daniel LaRusso nell’originale del 1984.
Non è un caso che il ritorno al grande schermo arrivi dopo il successo di "Cobra Kai", la serie Netflix che ha riportato in auge Ralph Macchio e William Zabka, riaccendendo l’interesse per un universo narrativo mai davvero scomparso. Se la serie ha giocato su nostalgia e autoironia, il film cerca invece di bilanciare continuità e innovazione, sebbene alcuni critici osservino come la pellicola rientri in una tendenza hollywoodiana a sfruttare franchise consolidati più che a reinventarli.
La trama, che segue Li Fong alle prese con sfide personali e sportive, evita il rischio di essere una mera copia del primo capitolo, grazie anche alla presenza di Jackie Chan – già mentore nel reboot del 2010 – e a un ritmo narrativo che alterna momenti drammatici a sequenze d’azione. Quello che emerge, al di là delle inevitabili comparazioni con il passato, è un prodotto che punta a emozionare sia chi ha cresciuto con i film degli anni ’80 sia chi si avvicina per la prima volta a questo mondo.




