L’ultimo saluto a Edoardo Varvarito, la folla e il dolore dei genitori: “Continuate a venire a casa nostra”
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Redazione Interno
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Oltre cinquecento persone hanno gremito la chiesa del Corpus Domini, in via Reims a Firenze, per l’ultimo saluto a Edoardo Varvarito, il diciassettenne tragicamente scomparso il 27 luglio in seguito allo scontro tra il suo scooter e un autobus a Osteria Nuova, nel comune di Bagno a Ripoli.
A celebrare la cerimonia funebre è stato padre Bernardo Gianni, abate di San Miniato al Monte, che ha raccolto attorno a sé non solo i familiari più stretti ma anche una folla composta da compagni di scuola, insegnanti, rappresentanti delle istituzioni locali e numerosi esponenti del mondo sportivo, a testimonianza di come il ragazzo fosse riuscito a lasciare un segno profondo in chiunque lo avesse incrociato durante la sua breve ma intensa esistenza.
Tra i presenti, il sindaco di Bagno a Ripoli Francesco Pignotti, il suo predecessore Francesco Casini, il presidente della Regione Eugenio Giani, l’assessora fiorentina allo sport Letizia Perini e il presidente del Q2 Michele Pierguidi, affiancati dai rappresentanti delle scuole ripolesi e delle principali società di basket fiorentine, a sottolineare il legame forte che univa Edoardo al territorio e alle sue comunità sportive.
Il gesto di conforto dei genitori verso gli amici del figlio
Nel clima di sconforto che ha avvolto la cerimonia, a emergere con particolare forza è stato il gesto di umanità dei genitori, Franco e Elisa, che non hanno cercato riparo nel proprio dolore ma hanno scelto di aprirsi agli affetti più cari del figlio. Babbo Franco, con la mano poggiata dietro la nuca degli amici di Edoardo, li ha baciati sulla fronte, mentre mamma Elisa li ha stretti a sé facendo loro appoggiare la testa sulla sua spalla, quasi a voler trasmettere quella stessa protezione e quel calore che per anni avevano riservato al ragazzo.
Proprio ai compagni di Edoardo, i genitori hanno rivolto un invito che ha scosso l’assemblea: “Continuate a venire a casa nostra”, un messaggio che trasforma il lutto in un'estensione della cura e dell’affetto che la famiglia ha sempre coltivato, e che oggi si allarga idealmente a tutti coloro che hanno condiviso con Edoardo sogni, partite di basket e giornate di spensieratezza.
I messaggi lasciati sul feretro, tra cui spicca il commosso “Ciao Varva”, rivelano l’intimità e il rispetto che il ragazzo aveva saputo guadagnarsi tra i suoi pari, rendendo ancora più netto il contrasto con l’assurdità di una vita spezzata così prematuramente.
La celebrazione e il ricordo della madre: “Era vita, era luce”
Durante l’omelia, padre Bernardo Gianni ha saputo intercettare il sentimento collettivo di una comunità ferita, offrendo parole che non hanno cercato facili consolazioni ma hanno piuttosto accompagnato i presenti nella riflessione sul mistero di una dipartita tanto improvvisa.
A commuovere profondamente la chiesa gremita fino al piazzale antistante è stato però il toccante ricordo affidato alla madre, Elisa Pasqualetti, che ha descritto Edoardo con una frase destinata a rimanere impressa: “Era vita, era voce, era luce”, quasi a voler restituire l’intensità di una personalità che sapeva riempire gli spazi e coinvolgere chi gli stava attorno.
Sull’altare, la bara bianca era adornata con la canottiera numero 23, quella indossata in tutti gli anni trascorsi alla Sancat Basket, un simbolo della passione sportiva che rappresentava una parte fondamentale della sua identità e che ha richiamato l’attenzione di atleti e dirigenti presenti, uniti nel rendere onore a un giovane che dello spirito di squadra aveva fatto un tratto distintivo del suo carattere.
Il legame con Montopoli e la domanda dei genitori che attraversa il silenzio
Il dolore per la scomparsa di Edoardo Varvarito ha varcato i confini di Bagno a Ripoli e Firenze, estendendosi fino a Montopoli Valdarno, terra d’origine della madre e luogo con cui il ragazzo manteneva un legame profondo e significativo. In quella comunità, come in quella fiorentina, il vuoto lasciato dalla sua assenza si è fatto sentire con uguale intensità, a dimostrazione di come gli affetti e le radici familiari avessero contribuito a costruire una rete di relazioni che oggi si trova a fare i conti con una perdita che appare difficile da comprendere.
I genitori, nel loro silenzio carico di angoscia, hanno affidato a una domanda l’enigma che nessuna celebrazione può sciogliere: “Dov’è lui ora?”, un’interrogazione che rimane sospesa nell’aria mentre la folla si disperde e i gesti di conforto si moltiplicano, a significare che il ricordo di Edoardo non si esaurirà con la fine della cerimonia, ma continuerà a vivere nei gesti quotidiani, nelle partite giocate al campetto e nelle visite a quella casa che i genitori hanno già aperto agli amici di sempre.
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