Vasco, il live del “disobbediente” parte da Rimini con quarantatré anni di attesa
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Redazione Cultura e Spettacolo
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A Rimini – dove il tasso di adrenalina, va detto, ha da sempre una soglia di tolleranza decisamente alta – la macchina organizzativa del Vasco Live 2026 ha registrato il tutto esaurito ben prima del primo accordo.
Lo Stadio Romeo Neri, in queste ore, ha fatto da cornice a un afflusso massiccio che ha superato le cinquanta mila presenze complessive, considerando anche il soundcheck della vigilia riservato ai soli iscritti al fan club ufficiale. ilrestodelcarlino +3
Un movimento di persone, provenienti non solo da ogni provincia italiana ma anche da diciotto Paesi esteri (con punte di lunga distanza che toccano Australia e Sud America), che ha necessitato di un dispositivo di sicurezza straordinario: oltre duecento agenti impegnati tra transennamenti e modifiche alla viabilità cittadina.
E mentre la città romagnola si preparava a vivere questa due giorni di rock, il diretto interessato – il settantaquattrenne rocker di Zocca – ha dettato la linea senza troppi giri di parole: “Vado al massimo”. teamworld +3
L’assedio pacifico e la dichiarazione d’amore del Komandante
Se la “data zero” rappresenta ormai un rito di passaggio consolidato, quest’anno l’attesa si è caricata di un significato quasi iniziatico.
Il sindaco di Rimini ha incontrato Vasco poche ore prima del primo show, consegnandogli una riproduzione del celebre rinoceronte “Rina” (un omaggio felliniano che il cantante non ha esitato a definire “una figata”).
Nel corso del colloquio, il musicista ha ribadito quel senso di appartenenza che lo lega alla riviera: “Per me stare a Rimini è come stare a casa, si respira la stessa aria di Zocca”. repubblica +3
Una dichiarazione che ha spinto il primo cittadino a lanciare un invito a trasformare questa tappa in una partenza fissa annuale. Sul fronte logistico, i numeri parlano chiaro: il fan club ufficiale, che conta oltre 125 mila iscritti, si conferma il più grande d’Europa, con una prevalenza di tesserati provenienti da Lombardia ed Emilia-Romagna (che da sole coprono quasi la metà delle presenze). ilrestodelcarlino +3
La riscossa delle rarità: quando la memoria storica diventa scaletta
L’elemento dirompente, quello che ha davvero fatto la differenza rispetto ai soliti canoni estivi, è emerso però solo quando le luci si sono spente sul palco.
Vasco ha scelto di aprire le danze con “Vado al massimo”, un brano-manifesto che mancava all’appello dal lontano 1983 (quarantatré anni fa, per la precisione) e che lui stesso aveva presentato al Festival di Sanremo in un’edizione ormai lontanissima. ilrestodelcarlino +3
E non è stata l’unica concessione alla nostalgia tecnica: la scaletta ha previsto il recupero di “Una nuova canzone per lei” – assente dal vivo dal tour del 1985 – e la presenza di “Bolle di sapone”, un pezzo del 1985 che non era mai stato eseguito in concerto prima di quella sera. Lo stesso dicasi per “Marea”, datata 1996, altra novità assoluta per le esibizioni dal vivo. teamworld +3
Un’operazione ripescaggio che ha riguardato anche “(Per quello che ho da fare) faccio il militare”, canzone del 1979 che il rocker ha giustificato con una riflessione attuale: “C’è stato un periodo in cui pensavamo di essere americani. Invece non lo siamo”. corriereromagna +3
Il pensiero esplicito: “Le mie canzoni parlano contro il potere”
A differenza di quanto accade per molti dei suoi colleghi, Vasco non ha bisogno di lunghi monologhi per chiarire la sua posizione. “Le canzoni parlano per me, io sono le mie canzoni”, ha ripetuto prima di salire sul palco, liquidando ogni possibile fraintendimento sul ruolo sociale della musica.
In un’intervista rilasciata prima del concerto, il rocker ha spiegato la scelta di aprire con “Vado al massimo” come un gesto volutamente “provocatorio” nei confronti dei “bigotti”, che secondo la sua visione non sono affatto diminuiti nel tempo. leggo +3
E a proposito di brani come “Fegato, fegato spappolato” (eseguito a Rimini con tutta la sua carica verbale), le parole sono state durissime nei confronti di chi detiene il potere: “La droga è droga, anche il potere è una droga”. Una visione che lui non impone, ma che lascia fluire attraverso le note: “Chi vuol sentire, senta”. teamworld +3




