Tony Blair attacca il governo Starmer: «Manca un piano, rischiate la retrocessione»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nel pieno di una crisi di governo che ha già portato alle dimissioni di tre ministre e alla raccolta di oltre settanta firme di deputati laburisti per chiedere un passo indietro al premier, l’ex capo del governo britannico Tony Blair ha scelto di intervenire con un saggio di circa seimila parole pubblicato sul sito del suo think tank, il Tony Blair Institute for Global Change. huffingtonpost +2

L’intervento, destinato a infiammare ulteriormente un dibattito interno già rovente, non risparmia critiche né all’attuale amministrazione né ai potenziali successori di Keir Starmer, a partire dal sindaco di Manchester Andy Burnham e dal ministro della Salute Wes Streeting.

L’affondo di Blair, infatti, travolge l’intero spettro delle anime del partito, accusando i laburisti di non avere una bussola politica chiara in un momento storico in cui, paradossalmente, detengono le redini del paese. huffingtonpost +2

«Il Partito Laburista sta giocando con il fuoco – o, per essere più precisi, con il proprio futuro e con quello della nazione»: è con questa metafora ad alto voltaggio che Blair sintetizza il suo verdetto sulla gestione Starmer.

L’accusa centrale è devastante nella sua semplicità: il governo non possiede un "piano coerente e ben definito per il paese", un’accusa che mira al cuore della presunta inefficacia dell’esecutivo. huffingtonpost +2

L’ex premier, artefice della "terza via" che traghettò la sinistra britannica verso tre vittorie elettorali consecutive, sostiene che l’attuale amministrazione stia governando da una posizione tradizionale di "soft left", cioè da quella che lui definisce un’area di comodo del partito.

Blair avverte che, senza una "fondamentale riconsiderazione" della rotta, il Regno Unito rischia una lunga scivolata verso "la retrocessione dalla Premier League delle nazioni", una frase, quest’ultima, che i giornali britannici non hanno esitato a ripetere come un ritornello. huffingtonpost +2

La ricetta del «centro radicale» contro l’isolazionismo tecnologico

Per scongiurare questo declino, secondo Blair, non c’è altra strada se non quella di abbracciare il cosiddetto "centro radicale". Si tratta di un programma che, a distanza di quasi trent’anni dal suo primo successo elettorale, riprende i dettami della sua vecchia dottrina, adattandoli però alle sfide del 2026: la rivoluzione dell’intelligenza artificiale e il nuovo equilibrio geopolitico globale. huffingtonpost +2

L’ex primo ministro boccia senza appello qualsiasi tentazione isolazionista o protezionista, specialmente in campo tecnologico, lanciando un monito preciso: i paesi che si chiuderanno per paura di perdere la loro sovranità digitale finiranno per essere tagliati fuori dai flussi di innovazione più avanzati, indebolendo la propria competitività. huffingtonpost +2

In sintonia con le linee guida del suo istituto, Blair sostiene che nessuna nazione può dominare l’intera "catena" dell’AI, e che la vera forza risiede nella capacità di essere indispensabili in nicchie specifiche, come i dati o la regolamentazione, piuttosto che nell’autarchia tecnologica. huffingtonpost +2

Oltre a invocare una svolta decisa a favore delle imprese – criticando esplicitamente l’aumento dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro voluto dal cancelliere dello Scacchiere – Blair dedica un passaggio cruciale del suo intervento alla politica energetica.

La sua posizione, in questo frangente, rompe con una certa ortodossia ambientalista: chiede al governo di dare priorità all’energia a basso costo rispetto a quella puramente "pulita", un distinguo che rivela una visione pragmatica e orientata alla competitività industriale. ilmanifesto +2

Quanto all’Europa, l’ex premier liquida come una "illusione perenne" la speranza di un'inversione a U sulla Brexit: «Se nel 2016 la Brexit non era la soluzione, tentare di ribaltarla nel 2026 non è la risposta a una situazione molto peggiore». L’obiettivo, per Blair, dovrebbe essere piuttosto la costruzione di una relazione strutturata e formale con l’Unione Europea, unica via per mitigare i danni economici della separazione. ilmanifesto +2

La guerra civile nel Labour e il silenzio dei fedelissimi

Questo intervento a ciel sereno piomba in uno scenario politico già esplosivo.

Solo poche settimane fa, il governo Starmer era stato scosso da un vero e proprio terremoto politico: le dimissioni in contemporanea di tre ministre, Miatta Fahnbulleh, Jess Phillips e Alex Davies-Jones, che avevano pubblicamente implorato il premier di "fissare un calendario per la sua uscita di scena". ilfattoquotidiano +2

A queste pressioni si erano aggiunti i risultati disastrosi delle elezioni amministrative di maggio, in cui il Labour aveva perso oltre mille seggi nei consigli locali, scavalcato in Galles dai nazionalisti di Plaid Cymru e tallonato da Reform UK, il partito di Nigel Farage, nelle storiche roccaforti del nord dell’Inghilterra.

In questo contesto, l’analisi di Blair appare come una lama a doppio taglio: se da un lato attacca la mancanza di visione di Starmer, dall’altro critica aspramente anche le ricette dei suoi rivali interni. ilfattoquotidiano +2

Il messaggio sembra essere che un semplice cambio al vertice, senza una parallela e radicale riscrittura del programma, non basterà a salvare il partito. ilfattoquotidiano +2

Il paradosso, per molti osservatori – almeno quelli che ricordano le travagliate eredità della leadership di Blair, segnata in particolare dalla sua partecipazione alla guerra in Iraq –, risiede nella fonte stessa di queste critiche.

La sua figura, infatti, resta profondamente divisiva all’interno delle base laburista, e molti parlamentari hanno già fatto sapere di avere più di un motivo per diffidare del suo "aiuto". Eppure, la forza dell’intervento è tale da aver imposto l’agenda del dibattito per le settimane a venire. huffingtonpost +2

La domanda che ora aleggia a Westminster non è più solo se Starmer riuscirà a sopravvivere alla prossima sfida di fiducia, ma se l’idea del "centro radicale" di Blair rappresenti effettivamente la roadmap per il rilancio del Labour o, piuttosto, l’ultimo, disperato tentativo di un'epoca politica che ha definitivamente chiuso i battenti. ilfattoquotidiano +2

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