Pamela Anderson e la rinascita delle over 50 a Hollywood: "The last showgirl" tra lustrini e riscatto"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Non è la prima volta che Hollywood si interroga sul destino delle attrici superati i cinquant’anni, ma oggi, finalmente, qualcosa sta cambiando. Se Demi Moore ha sfiorato l’Oscar con The Substance e Michelle Yeoh l’ha conquistato a sessant’anni con Everything Everywhere All at Once, anche Pamela Anderson, icona pop degli anni Novanta, torna a brillare in The Last Showgirl, film che racconta senza sconti il declino di una showgirl di Las Vegas. Un tema che, per la regista Gia Coppola – doppia nipote d’arte, tra Francis Ford e Sofia – diventa metafora di una discriminazione d’età ancora strisciante nel cinema.
Shelly, il personaggio interpretato da Anderson, è una soubrette che da trent’anni calcava il palco dello Razzle Dazzle, uno spettacolo varietà ormai agli sgoccioli, proprio come la Las Vegas che lo ospita. Tra audizioni frettolose, costumi logori e cene riscaldate al microonde – quelle che, a volte, fanno scattare l’allarme antincendio in appartamenti trascurati – la pellicola dipinge un mondo di luci sbiadite, dove il tempo sembra essersi fermato. Eppure, proprio in questa atmosfera decadente, Anderson regala una performance carica di malinconia e dignità, lontana anni luce dall’immagine da sex symbol che l’ha resa celebre in Baywatch.
Gia Coppola non ha avuto dubbi: senza di lei, il film non esisteva. «Pamela è Shelly», ha spiegato la regista, sottolineando come l’attrice abbia portato sullo schermo un’umanità fragile e insieme fiera. I costumi ricoperti di paillettes, le piume di struzzo e i tacchi a spillo non sono solo elementi di scena, ma simboli di un’epoca che resiste, nonostante tutto. Accanto a lei, il muscoloso e sentimentale Dave Bautista nel ruolo di Eddie, regista tuttofare che forse, tra una replica e l’altra, ha avuto storie con alcune delle ballerine.




