Paolo Fresco, il manager studente del D’Oria con Paolo Villaggio

Paolo Fresco, il manager studente del D’Oria con Paolo Villaggio
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Redazione Economia Redazione Economia   -   C’è tanto di Genova e della Liguria nella storia di Paolo Fresco, storico manager della Fiat, di cui è stato presidente dal giugno 1998 al febbraio 2003, per poi restare per trent’anni ai vertici della General Electric. Se a Torino lo chiamavano “l’americano”, per via del suo lungo e prestigioso percorso professionale oltreoceano, le sue radici affondano saldamente nel capoluogo ligure, dove il giovane Paolo, pur essendo nato a Milano, aveva costruito la sua formazione umana e culturale.

Aveva frequentato il liceo classico Andrea D’Oria, condividendo i banchi di scuola con i gemelli Paolo e Piero Villaggio, e in particolare con il primo di essi, con il quale avrebbe stretto un’amicizia destinata a durare per tutta la vita, un legame che univa due geni apparentemente lontani, il manager e il comico, ma che nella città di Fabrizio De André trovava un humus comune fatto di intelligenza e ironia.

La formazione giuridica e l’approdo a Roma

Dopo il liceo, la sua carriera accademica proseguì sempre a Genova, dove si laureò in Giurisprudenza, completando poi il suo apprendistato professionale nello studio legale Lefebvre D’Ovidio, un’esperienza che lo portò a muoversi costantemente tra Genova e Roma. Fu in quegli anni che affinò quella capacità di analisi e quella visione internazionale che lo avrebbero contraddistinto, imparando i meccanismi del diritto societario e della contrattualistica complessa, in un’Italia ancora lontana dalla globalizzazione dei mercati.

Se la laurea in legge gli forniva le basi tecniche, era la sua innata abilità nel tessere relazioni e nel comprendere le dinamiche del potere a segnare il suo destino, portandolo progressivamente ad allontanarsi dalla professione legale per abbracciare una carriera manageriale di altissimo profilo.

La presidenza della Fiat e il rapporto con Gianni Agnelli

Alla guida dell’azienda automobilistica torinese, Paolo Fresco fu chiamato per volontà di Gianni Agnelli in un periodo particolarmente delicato per il destino del gruppo, quando la Fiat era alla ricerca di un solido partner internazionale che potesse garantirne la sopravvivenza e la competitività sui mercati globali.

Inizialmente, le attenzioni dell’Avvocato sembravano essersi concentrate sulla Ford, ma per gestire una trattativa così complessa e per gettare un ponte tra le due sponde dell’Atlantico, serviva un manager di statura eccezionale, un negoziatore navigato che conoscesse a fondo i segreti dell’industria americana.

La scelta cadde proprio su Fresco, che in quegli anni ricopriva già incarichi di vertice nella General Electric, e che accettò la sfida di tornare in Italia per pilotare la Fiat attraverso le secche di una crisi epocale, portando avanti l’ambizioso progetto di un’alleanza che però, come si sarebbe visto in seguito, naufragò, lasciando spazio ad altre soluzioni industriali.

L’eredità di un grande italiano secondo John Elkann

Paolo Fresco si è spento all’età di novantatré anni, lasciando un vuoto profondo nel panorama industriale italiano e nei ricordi di chi lo ha conosciuto. Tra i primi a rendere omaggio alla sua memoria è stato il presidente di Stellantis, John Elkann, che lo ha ricordato come un grande italiano, un uomo intelligente e sensibile, e per lui, personalmente, soprattutto un amico e un mentore generoso, un riferimento importante nel suo percorso di crescita imprenditoriale.

La sua vicenda resta emblematica di come la cultura genovese, fatta di pragmatismo e apertura verso il mondo, possa generare talenti in grado di confrontarsi con le sfide più ardue, coniugando il rigore della formazione classica ricevuta al D’Oria con la flessibilità necessaria per muoversi nei consigli di amministrazione delle multinazionali, senza mai dimenticare le amicizie e le radici che lo avevano formato.

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