Maltrattamenti in un asilo di Monza, i genitori: «Per noi era un nido splendido»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un passeggino dimenticato davanti all'ingresso, due mamme e una nonna che escono con i bambini in braccio: alle 15 di giovedì, davanti a un asilo nido privato di Monza, la notizia dei maltrattamenti su cui indagano i carabinieri ha già fatto il giro delle famiglie. «Una tegola sulla testa, non avevamo mai sospettato nulla», raccontano all'uscita, mentre l'inchiesta sui presunti maltrattamenti di minori entra nel vivo.

Lo choc dei genitori davanti al nido

«È un nido splendido. Appena è uscita la notizia si è scatenato il panico», dicono le due madri e la nonna. «Abbiamo riconosciuto dai video gli spazi dove portiamo i nostri bambini, non ci possiamo credere». Le immagini, diffuse nelle ore precedenti, hanno mostrato ai familiari gli ambienti che i piccoli frequentano ogni giorno, e per molti è stato il primo contatto con l'inchiesta.

La struttura condivide gli spazi con il campus del Preziosissimo Sangue, istituzione educativa della città dal 1964, che copre l'intero percorso dalla scuola dell'infanzia al liceo. Il campus è completamente estraneo alla vicenda: a essere oggetto delle indagini dei carabinieri di Monza è solo il nido, gestito da una società privata.

La posizione del Comune e il nodo delle telecamere

Il sindaco di Monza, Paolo Pilotto, ha ricordato che il nido non è gestito dall'amministrazione comunale. Ha parlato di «preoccupazione e amarezza» per i dettagli dell'operazione condotta dall'Arma ed espresso vicinanza alle famiglie, «che stanno vivendo ore di grande preoccupazione e angoscia», in attesa dell'esito degli accertamenti dell'autorità giudiziaria.

Il caso riaccende il dibattito sulla videosorveglianza nei servizi per la prima infanzia. In Trentino l'associazione Padri in Movimento ha chiesto di rendere obbligatorie le telecamere negli asili nido, con garanzie per la privacy e per la tutela degli educatori, dopo un altro episodio di presunte violenze per cui una direttrice è stata arrestata. Nei suoi confronti vale la presunzione di innocenza e il giudice ha disposto l'obbligo di dimora anziché la custodia cautelare in carcere.

I precedenti nelle inchieste sugli asili

Le immagini registrate durante le indagini sono diventate negli ultimi anni lo strumento principale per documentare questo tipo di reati. A Verona, nel febbraio 2026, cinque maestre di un nido privato sono state interdette dalla professione dopo che i carabinieri avevano installato telecamere nella struttura: i filmati mostravano bambini tra i nove mesi e i tre anni trascinati sul pavimento, legati alle sedie e minacciati.

Anche i casi descritti in Trentino riguardano bimbi piccolissimi. In quell'episodio una bambina di un anno e mezzo sarebbe stata schiaffeggiata e fatta cadere all'indietro dopo aver tirato fuori alcune palline dalla vasca dei giochi, mentre a lei e a un'altra piccola sarebbero state lanciate le palline in testa.

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