La ricerca sul cancro al colon e i vecchi post no-vax di Federica Picchi
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Redazione Salute
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Mentre la scienza avanza, dimostrando la sua efficacia attraverso protocolli rigorosi e pubblicazioni su riviste autorevoli, riemergono dai archivi digitali dichiarazioni che, seppur datate, continuano a sollevare interrogativi. È il caso di Federica Picchi, il cui profilo sociale è tornato alla ribalta per un post risalente al 2021, periodo cruciale per la campagna vaccinale. In quel frangente, l'utente, identificandosi con quel nome, esprimeva un netto scetticismo verso la somministrazione del vaccino anti-Covid alle donne in gravidanza, definendolo una "terapia sperimentale" e chiedendosi, con toni che trasmettevano sconcerto, come fosse possibile che un trattamento non approvato per i bambini sotto i dodici anni potesse invece essere destinato a quelli "sotto l'anno di vita, dentro il grembo materno". Quel messaggio, che oltrepassava il dubbio per sfociare in un'esplicita opposizione, si accompagnava ad altre affermazioni che tentavano di stabilire correlazioni, non validate scientificamente, tra i vaccini contro il Covid-19, l'autismo e quello per l'epatite B.
La scoperta del De Bellis contro il carcinoma colorettale
In netto contrasto con quelle affermazioni, che rifiutano l'evidenza scientifica, si colloca il lavoro meticoloso dei ricercatori dell'Irccs "Saverio de Bellis" di Castellana Grotte, i quali, dopo più di tre anni di studi condotti in laboratorio, hanno annunciato una scoperta potenzialmente rivoluzionaria nella lotta al carcinoma colorettale, uno dei tumori più frequenti e con un tasso di mortalità tra i più elevati. I dettagli della ricerca, che segna un passo importante nell'oncologia, sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista "Nature", confermandone il valore e la solidità. Il cuore dello studio, coordinato dal professor Cristiano Simone, primario di Genetica Medica, risiede nell'aver individuato una nuova strategia terapeutica mirata specificamente alle cellule staminali tumorali, che il professor Simone stesso non esita a definire "le radici del tumore".
Il meccanismo d'azione del farmaco sperimentale EM217
Queste cellule, infatti, sono le principali responsabili della resistenza ai comuni chemioterapici e delle successive recidive, nonché della formazione di metastasi. Contro di esse, i ricercatori pugliesi hanno messo a punto un farmaco sperimentale, identificato con la sigla EM217 e già coperto da brevetto internazionale, la cui azione è estremamente mirata. Il composto è stato progettato per bloccare la proteina SMYD3, un enzima che le staminali tumorali utilizzano come uno strumento fondamentale per sopravvivere ai trattamenti e per innescare i processi che portano alla ricomparsa della malattia. Neutralizzando questo specifico meccanismo molecolare, il farmaco offre una prospettiva concreta per superare una delle maggiori criticità nella cura di questo tipo di cancro.
Il percorso di validazione scientifica
La durata pluriennale dello studio, che ne attesta la complessità e la profondità, e la sua pubblicazione su una rivista di altissimo profilo come "Nature" rappresentano, di per sé, una garanzia di serietà metodologica. Questo rigore, che passa attraverso la revisione paritaria da parte della comunità scientifica internazionale, costituisce l'antitesi del metodo con cui troppo spesso, sui social network, vengono diffuse notizie non verificate e teorie prive di fondamento. Laddove la ricerca medica procede per ipotesi, verifiche sperimentali e conferme, l'informazione non controllata si basa su impressioni e su argomentazioni che, sebbene possano apparire persuasive, non reggono al confronto con l'evidenza dei fatti e con il controllo severo del metodo scientifico.




