La notte delle bugie. Il caso di Moussa Sangare e Sharon Verzeni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   >La notte del 30 agosto segna la confessione di Moussa Sangare come l'assassino di Sharon Verzeni. Tuttavia, prima di questa ammissione, Sangare ha costruito un castello di menzogne di fronte all'evidenza delle prove che lo inchiodavano. Secondo il giudice delle indagini preliminari del tribunale di Bergamo, Raffaella Mascarino, Sangare ha riferito "tutta una serie di circostanze rivelatesi palesemente false".

Gli inquirenti hanno incastrato Sangare attraverso un interrogatorio serrato e una perquisizione accurata. L'omicidio di Sharon Verzeni, secondo gli inquirenti, è stato premeditato ma senza un movente chiaro. Sangare avrebbe colpito chiunque fosse stato abbastanza vulnerabile da permettergli di portare a termine il suo piano killer. La sera del delitto, Sharon era uscita di casa attorno a mezzanotte per una passeggiata.

Quando, dopo la mezzanotte del 30 agosto, a Sangare vengono mostrati i fotogrammi di lui a Terno d’Isola esattamente un mese prima, in coincidenza con l’omicidio di Sharon Verzeni, il ragazzo tenta un’ultima bugia. Dopo aver tagliato le treccine e giurato di non essere mai passato dal paese durante l’estate, inventa la storia di un amico. Prima di confessare l’omicidio, Sangare avrebbe mentito agli inquirenti, negando inizialmente di aver frequentato Terno d’Isola, per poi ammettere di essere passato sul luogo del delitto e di aver assistito allo stesso, quando un uomo non meglio identificato avrebbe colpito la barista 33enne al culmine di una lite.

Alla fine, messo di fronte all’evidenza delle immagini e delle prove raccolte, Sangare ha confessato l’omicidio di Sharon Verzeni.

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