Il ministro Crosetto agli allievi dell'Accademia militare: "Tra qualche anno dovrete scegliere tra essere uomini e ufficiali"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Duecentocinquantaquattro giovani, dei quali 236 italiani e 18 stranieri, e tra loro 44 donne, hanno prestato giuramento di fedeltà alla Repubblica italiana nel cortile d’onore del Palazzo Ducale di Modena, sede dell’Accademia militare. La cerimonia, che ha visto protagonista il 207esimo corso "Fermezza", si è svolta alla presenza del ministro della Difesa Guido Crosetto e dei vertici delle Forze armate, in un momento storico particolarmente delicato, segnato dalle tensioni in Medio Oriente e dal conflitto innescato dagli attacchi israelo-statunitensi contro l’Iran, una guerra che lo stesso ministro, nel corso del suo intervento, non ha esitato a definire "fuori dalle regole del diritto internazionale". Il discorso di Crosetto, lungi dall’essere una mera formalità, si è trasformato in una riflessione profonda sul significato della divisa e sulla complessità delle scelte che attendono questi ragazzi, chiamati a diventare ufficiali dell’Esercito e dell’Arma dei Carabinieri.

La scelta del dovere e il sacrificio personale

"Oggi è un giorno speciale", ha esordito il ministro rivolgendosi ai cadetti, "avete deciso di mettere il bene della collettività davanti al vostro. È una scelta che richiede coraggio, che non riguarda soltanto voi, ma anche le vostre famiglie". Un concetto, quello del sacrificio, che il titolare della Difesa ha voluto declinare in modo estremamente personale, condividendo con i giovani allievi l’esperienza vissuta durante il recente e discusso viaggio a Dubai, nel momento in cui la risposta iraniana agli attacchi subiti stava per scatenarsi. "Voi pensate cosa significa essere in un Paese lontano, quando scoppia una guerra e vi trovate lì con i vostri figli, vostra moglie, gli amici dei vostri figli", ha raccontato Crosetto, rievocando il dilemma interiore che lo aveva assalito quando gli era stata offerta la possibilità di mettersi in salvo, lasciando però indietro i propri cari e i cittadini comuni. La scelta di rifiutare, di restare, e poi di spiegare ai bambini, una volta messi al sicuro, che il padre non poteva più comportarsi come tale perché doveva tornare a essere il ministro, è stata proposta agli allievi come paradigma della loro futura esistenza.

Un’esistenza al confine tra umanità e senso dello Stato

"La cosa più difficile che dovrete fare nella vita sarà capire cosa scegliere, cosa è il bene e cosa il male, cosa è giusto e cosa no", ha proseguito il ministro, anticipando quelle che saranno le sfide quotidiane per i neo-ufficiali. In un passaggio particolarmente toccante del suo intervento, riportato integralmente dalle agenzie, Crosetto ha sottolineato come il conflitto interiore tra l’essere "uomini o ufficiali" sarà una costante della loro carriera, una contraddizione che dovranno imparare a governare facendo affidamento sui valori interiorizzati e sull’esempio di chi li ha preceduti. "Non sarà Chat GPT a scegliere per voi e per i vostri uomini", ha scandito con una battuta che ha strappato più di un sorriso, "sarà l'insieme di valori, di esperienze, di cose che avete vissuto". L’invito, rivolto a questi 254 giovani, è stato quello di non dimenticare mai gli errori commessi, per poter tendere una mano a chi, in futuro, si troverà a sbagliare a propria volta: un insegnamento che va ben oltre la tecnica militare per toccare le corde più profonde della leadership e dell’umanità.

Il monito del capo di Stato maggiore: "Quando la guerra arriva non chiede permesso"

Prima delle parole del ministro, era stato il capo di Stato maggiore dell’Esercito, generale di d’Armata Carmine Masiello, a tracciare la strada per i cadetti del corso "Fermezza". "Con il giuramento di oggi non firmate solo un contratto con la Repubblica italiana", ha dichiarato Masiello, "vi impegnate a dare il massimo di voi stessi per la Patria, fino all’estremo sacrificio, se necessario". Un richiamo esplicito alla gravità del momento storico e alla necessità per le Forze armate di prepararsi a ogni evenienza, in uno scenario internazionale che il generale ha descritto come caratterizzato da "innovazione rapida, minacce mutevoli, complessità crescente". "Quando la guerra arriva non chiede permesso", ha ammonito Masiello, "e lo vediamo oggi, sotto i nostri occhi", riferendosi con ogni probabilità agli attacchi che hanno sconvolto il Medio Oriente, costringendo l’Italia a innalzare al massimo il livello di allerta per la difesa aerea nazionale.

Tra i 254 protagonisti di questa giornata, molti provengono da diverse regioni d’Italia, a testimonianza del radicamento capillare delle accademie militari nel tessuto sociale del Paese. Ci sono giovani piemontesi, come la biellese Giulia Ricceri, e ragazzi umbri, tra cui Veronica Fandauzzi, che prima di intraprendere la carriera militare studiava biotecnologie a Perugia. Da Milano sono arrivati Lorenzo De Pasquale e Giovanni Rulfi, due ventenni che hanno scelto di trasformare la loro passione in uno stile di vita. "Non è solo un lavoro", hanno raccontato, "ma una strada fatta di sacrifici, nostalgia della famiglia, ma anche di fratellanza". Per loro, come per Giulia Tuzzeo, la ventenne di Imola che ha deciso di diventare medico militare, il giuramento di ieri rappresenta l’inizio di un percorso che li porterà a essere, come auspicato dal ministro, "donne e uomini veri", prima ancora che ufficiali moderni e preparati.

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