Ferrari 12Cilindri a 330 km/h in Autobahn, il V12 aspirato torna a far tremare l’asfalto
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Quando il rombo di un dodici cilindri aspirato si alza oltre i 7.000 giri, non è solo rumore: è una dichiarazione d’intenti. La Ferrari 12Cilindri, l’ultima follia meccanica uscita dai cancelli di Maranello, è stata messa alla prova nel modo più estremo possibile, cioè sulle Autobahn tedesche, dove l’assenza di limiti di velocità su alcuni tratti trasforma l’autostrada in un banco prova infinito.
E il risultato, a giudicare da quanto emerge dai primi test su strada effettuati da un pilota professionista al volante di un esemplare di serie, è semplicemente impressionante: non tanto per il numero che compare sul tachimetro, che supera abbondantemente i 300 km/h, quanto per la disinvoltura con cui la vettura continua a spingere, senza mai dare l’impressione di essere arrivata al limite, come se il motore avesse sempre un margine nascosto da offrire.
Il V12 aspirato: l’ultimo grido di una specie in via di estinzione
Sotto il cofano anteriore, la 12Cilindri non nasconde nulla: monta il classico motore Ferrari V12 aspirato da 6,5 litri, capace di erogare circa 830 cavalli e di far urlare l’asse posteriore con una coppia che tocca gli 800 Nm. La particolarità di questo propulsore, che ormai rappresenta un’eccezione in un’epoca dominata dai motori sovralimentati e dalle unità ibride, è la sua capacità di erogare potenza in modo lineare e progressivo, fino a un limitatore che si spinge ben oltre gli 8.000 giri/minuto.
Durante il test in Autobahn, il pilota ha potuto constatare come l’accelerazione sia costante e come il cambio a doppia frizione a otto rapporti operi scalate fulminee, mantenendo il motore sempre nel suo regime di coppia massima e rendendo ogni sorpasso, anche a velocità elevatissime, un’operazione sorprendentemente semplice e sicura.
Le immagini e i dati raccolti mostrano un’auto che tocca i 330 km/h orari, ma con una riserva di spinta tale da far pensare che il limitatore elettronico, impostato su quella soglia, sia l’unico vero freno a una potenza che altrimenti potrebbe spingersi ben oltre.
Il ritorno del cambio manuale: una controtendenza che conquista le supercar
Proprio mentre la tecnica sembra aver raggiunto vette inarrivabili con i cambi automatici a doppia frizione, capaci di cambiare rapporto in frazioni di secondo, dall’altra parte del panorama automobilistico si consuma una rivincita inaspettata. Il cambio manuale, che molti davano per estinto, sta riscoprendo una nuova giovinezza, specialmente nel segmento delle supercar e delle sportive di fascia alta, dove il desiderio di esclusività e di connessione fisica con la macchina sta diventando un valore aggiunto.
Avere un terzo pedale e una leva da impugnare, da inserire con decisione negli innesti del tunnel centrale, non è più considerato un retaggio antiquato, ma piuttosto un vezzo tecnologico e stilistico che rende l’esperienza di guida più autentica e, per certi versi, più complessa e gratificante.
Marchi come Porsche, con la sua 911, e Aston Martin, che ha riproposto il manuale sulla Vantage, stanno cavalcando questa ondata, dimostrando che una fetta di clientela, per quanto ristretta, è disposta a pagare un sovrapprezzo pur di non rinunciare al piacere di gestire in prima persona il rapporto con la trasmissione.
Le sette sportive che tengono accesa la fiamma del terzo pedale
A difendere questa tradizione non sono solo i marchi britannici o tedeschi; la lista delle vetture che ancora permettono di scegliere il cambio manuale è più lunga di quanto si pensi e comprende modelli molto diversi tra loro. BMW, ad esempio, continua a offrire il manuale sulla sua M2, una compatta dalle proporzioni azzeccate e dal motore sei cilindri in linea biturbo da 480 cavalli, capace di scattare da 0 a 100 km/h in 4,2 secondi. La sua trazione posteriore, il passo corto e la carreggiata larga ne fanno una delle interpreti più pure di quella scuola di guida che sembrava dimenticata.
Anche Toyota ha ceduto alle pressioni degli appassionati, proponendo sulla GR Supra una trasmissione manuale a sei marce, sviluppata appositamente per il sei cilindri 3.0 turbo che in versione standard eroga 340 cavalli, ma che nella limitata A90 Final Edition arriva a toccare quota 441 cavalli e 571 Nm di coppia, con una velocità massima di 275 km/h. E poi c’è la nuova Ford Mustang, che con il suo V8 5.0 aspirato e il cambio manuale Tremec a sei marce continua a rappresentare una delle ultime frontiere del divertimento su ruote, così come la Porsche 718 Cayman GT4 e la Lotus Emira, che sposano la filosofia della leggerezza e del coinvolgimento sensoriale. Non mancano interpreti più estreme come la Gordon Murray Automotive T.50, che porta il concetto di manualità a livelli quasi artigianali, o la Pagani Utopia, dove il cambio manuale è un’opzione che trasforma l’auto in un oggetto di culto assoluto.
Numeri e sensazioni: l’equilibrio difficile tra potenza e controllo
Se da un lato la Ferrari 12Cilindri rappresenta l’apice della potenza allo stato puro, con un’accelerazione che lascia incollati al sedile e una risposta del gas che sembra sincronizzata con il battito cardiaco, dall’altro le sette sportive dotate di cambio manuale offrono un contrappunto altrettanto affascinante, fatto di tempismo, di precisione e di un rapporto più intimo con il mezzo.
I numeri parlano chiaro: la Supra manuale scatta da 0 a 100 in 4,6 secondi, un decimo più lenta della versione automatica, ma per molti piloti quei decimi persi non contano nulla di fronte alla soddisfazione di eseguire un perfetto retroinnesto in curva. La M2, con i suoi 550 Nm, richiede una guida attenta e rispettosa, ma ricompensa con un’agilità che le vetture più potenti e pesanti faticano a eguagliare.
In questo senso, la prova su strada della 12Cilindri in Germania non è solo un test di velocità, ma anche un promemoria di come l’industria automobilistica stia vivendo un momento di transizione, dove convivono tecnologie opposte, dalle trasmissioni robotizzate a quelle completamente manuali, in un gioco di equilibri che sembra destinato a durare ancora per qualche anno.
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