Morte di Francesca Tucci al Cardarelli, tre medici indagati per omicidio colposo. Il padre: «Ho pagato per vederla morire»
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Redazione Interno
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È un dolore che si mescola allo sconcerto e alla rabbia, quello che ha travolto la famiglia di Francesca Antonia Tucci, la 24enne di Afragola deceduta lo scorso 2 luglio nel reparto di Terapia intensiva dell'ospedale Cardarelli di Napoli. La giovane, studentessa di Giurisprudenza all'Università Parthenope, era stata sottoposta a un doppio intervento chirurgico, ma le complicanze post-operatorie si sono rivelate fatali.
A dare voce a un dramma che ha dell'incredibile è il padre, Vincenzo Tucci, che ha affidato ai legali un grido che lascia poco spazio all'immaginazione: «Ho pagato per far morire mia figlia».
Il doppio intervento e il dramma in ospedale
Tutto è cominciato il 29 giugno, quando Francesca si è recata al Cardarelli per un ricovero programmato. La ragazza soffriva di una patologia congenita all'apparato digerente che le causava disturbi e gonfiore addominale; dopo aver valutato diverse opzioni, anche presso centri di eccellenza come Milano e Roma, aveva scelto di affidarsi a un chirurgo dell'ospedale napoletano, riconosciuto come uno dei poli di riferimento per la chirurgia specialistica.
Nel tardo pomeriggio dello stesso giorno, la 24enne è stata operata in laparoscopia: un intervento della durata di circa un'ora, conclusosi senza apparenti criticità. Poco dopo il rientro in reparto, però, le sue condizioni hanno subito un'improvvisa impennata. La notte tra il 1 e il 2 luglio, il quadro clinico è precipitato, rendendo necessario un secondo intervento d'urgenza. Un tentativo disperato che si è rivelato vano. Trasferita in rianimazione, la giovane è morta all'alba di giovedì 2 luglio.
La salma è stata posta sotto sequestro, insieme alla cartella clinica, su disposizione della magistratura.
L'inchiesta della Procura e i tre indagati
Il sostituto procuratore della Repubblica Mario Canale, della sezione "Lavoro e colpe professionali" coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Ricci, ha aperto un fascicolo per omicidio colposo in concorso. Tre i medici iscritti nel registro degli indagati, un passaggio formale e dovuto che permette loro di nominare consulenti di parte in vista degli accertamenti irripetibili.
Tra i nomi finiti nel registro, spiccano quello del chirurgo che ha eseguito l'operazione, Felice Pirozzi, primario dell'unità di Chirurgia generale a indirizzo oncologico mininvasivo, e degli altri componenti dell'equipe, i sanitari Giuseppe Magno e Francesca Duro. La Procura ha già fissato per martedì 7 luglio il conferimento dell'incarico per l'autopsia, che sarà eseguita dai medici legali designati. Sarà questo esame a chiarire, se possibile, la dinamica delle complicanze che hanno portato alla morte della 24enne.
La denuncia della famiglia e la scelta dell'intramoenia
A spingere la Procura ad aprire l'indagine è stata la denuncia presentata dalla famiglia, assistita dagli avvocati Massimo Lanna, Massimo D'Errico e Francesco Petruzzi. Il collegio difensivo, che ha già annunciato la nomina di consulenti di parte tra cui il medico legale Luca Scognamiglio, segue da vicino le operazioni peritali. Il riferimento al pagamento, nella drammatica dichiarazione del padre, è legato alla natura dell'intervento, eseguito in regime di intramoenia.
La struttura sanitaria, attraverso una nota ufficiale, ha espresso cordoglio per quanto accaduto e ha fatto sapere di aver avviato tutte le procedure istituzionali, sia regionali che ministeriali, per fare luce sull'accaduto.




