Romano Prodi e l’accusa di Lavinia Orefici: il video dello scontro
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Redazione Interno
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L’episodio che ha visto protagonista Romano Prodi e la giornalista Lavinia Orefici, durante un’intervista andata in onda su Rete 4, ha scatenato una polemica che travalica il semplice battibecco, trasformandosi in un caso mediatico e politico. La cronista di Quarta Repubblica, dopo aver posto una domanda all’ex presidente del Consiglio riguardo al Manifesto di Ventotene, ha denunciato un comportamento aggressivo da parte di Prodi, culminato – a suo dire – con un gesto fisico: «Ha preso una ciocca dei miei capelli e l’ha tirata».
La reazione dell’ex premier, visibile nel video diffuso dalla stessa emittente, mostra un tono alterato, se non intimidatorio, mentre la giornalista insiste nel chiedere chiarimenti. Quello che potrebbe essere liquidato come un momento di tensione isolato ha invece assunto i contorni di una controversia più ampia, alimentata dalla disparità di trattamento riservata all’accusa dai media. Le testate vicine all’area conservatrice hanno accusato il resto della stampa di aver minimizzato o addirittura omesso il racconto della Orefici, sollevando il tema della parzialità dell’informazione.
Dalla parte opposta, alcuni sostenitori di Prodi, tra cui il giornalista Massimo Giannini, hanno difeso l’ex leader dell’Ulivo, definendo la giornalista una «sicaria del regime» e trasformando lo scontro in una battaglia ideologica. I social, come spesso accade, hanno amplificato le divisioni, con l’hashtag #IostoconProdi che ha raccolto consensi tra i suoi fedelissimi, pronti a giustificare persino un comportamento che, in altre circostanze, sarebbe stato oggetto di condanna unanime.
Quel che emerge dai frame del video – oltre alle parole – è un dato difficilmente contestabile: Prodi, noto per il suo aplomb accademico, ha perso la misura, rispondendo con irritazione a una domanda che, per quanto provocatoria, rientrava nel diritto-dovere di cronaca. Se l’episodio dei capelli tirati resta un’affermazione da verificare, l’aggressività verbale è documentata, e il silenzio di gran parte della stampa – solitamente attenta a denunciare ogni forma di sopraffazione, specie se di genere – appare quantomeno singolare.




