Il Milan affonda a San Siro, l’Udinese fa festa: ora la Champions è un miraggio
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Redazione Sport
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Non c’è più traccia, in questo Milan, di quella fiammata che solo un mese fa aveva illuminato il derby contro l’Inter: i rossoneri, dopo aver illuso con un lampo di orgoglio cittadino, si sono spenti nel modo più umiliante possibile, incassando un 0-3 casalingo dall’Udinese che suona come una vera e propria resa. La trentaduesima giornata di Serie A regala al pubblico di San Siro – già abituato, in questa stagione, a alti e bassi da brivido – l’immagine di una squadra allo sbando, incapace di reagire dopo il primo gol subito, e di una Juventus che, pur non scendendo in campo in questo specifico match, osserva dalla finestra i propri rivali sprofondare in una crisi nera. Perché quello che si è visto sul prato del Meazza non è stato un semplice passo falso, bensì il crollo definitivo delle certezze accumulate – poche, a dire il vero – nel corso di un'annata tormentata. Basti pensare che questa è la terza sconfitta nelle ultime quattro partite: un dato che da solo fotografa la deriva di un gruppo che, dopo la vittoria nel derby, si è letteralmente liquefatto, perdendo quella scintilla agonistica che pure aveva riacceso qualche flebile speranza.
L’Udinese cinica e spietata punisce le lentezze rossonere
La partita, almeno nei primi minuti, lasciava presagire un coperto diverso: un tentativo di Zaniolo al 3’, un tiro rimpallato di Pulisic al 9’, e poi due conclusioni di Leão – la prima al 12’ alta di poco, la seconda al 21’ respinta – sembravano preludere a un assedio rossonero. Invece, proprio quando il Milan si faceva più insistente, è arrivata la doccia gelata al 27’: un contropiede fulmineo dell’Udinese, un cross di Atta e la sfortunata deviazione di Bartesaghi che, nel tentativo di allontanare, infila la palla alle spalle del proprio portiere. Un autogol che ha spento l’entusiasmo dei padroni di casa, i quali, anziché reagire, hanno subito il raddoppio dieci minuti più tardi: Zaniolo, in serata di grazia, ha servito un assist al bacio per Ekkelenkamp, bravo a battere l’estremo difensore con un preciso diagonale. La ripresa non ha offerto scampo: una traversa centrata da Davis ha fatto tremare San Siro, e al 26’ della seconda frazione Atta, su assist dello stesso Ekkelenkamp, ha chiuso i conti fissando il 3-0 definitivo.
Una difesa fragile e un attacco prevedibile: il ritratto di una squadra senza identità
Quel che colpisce, nell’analisi a freddo della gara, è la netta differenza di approccio tra le due formazioni: l’Udinese di Runjaic si è dimostrata cinica, concreta, capace di colpire ogni volta che se ne è presentata l’occasione; il Milan, al contrario, è apparso lento, prevedibile in zona offensiva e sorprendentemente fragile in quella difensiva. Non è un caso che questa sia la quinta sconfitta in campionato per i rossoneri, la seconda consecutiva, e che il quarto posto – quello che vale l’accesso alla prossima Champions League – inizi a diventare un obiettivo pericolosamente lontano. Una timida reazione c’è stata, certo: dopo lo svantaggio, Leão e Pulisic hanno sprecato due occasionissime in rapida sequenza, come se la paura di sbagliare avesse paralizzato i loro piedi. Ma a parte quei lampi isolati, la squadra di Allegri – che pure aveva provato a ridare ordine tattico nelle settimane precedenti – non ha mai trovato il bandolo della matassa, regalando all’Udinese una vittoria pesantissima in chiave salvezza e, al contempo, consegnando alla Juventus un vantaggio psicologico non indifferente nella corsa alle coppe europee.
San Siro spettrale e un futuro già scritto: il quarto posto vacilla
L’atmosfera, nel finale, era quella delle grandi occasioni sprecate: i tifosi che abbandonano gli spalti molto prima del triplice fischio, i giocatori rossoneri a testa bassa, nessuno che provasse nemmeno a gridare o a incitare. Perché il 0-3 non racconta una partita equilibrata, ma una superiorità schiacciante degli ospiti, capaci di gestire il possesso, ripartire in velocità e chiudere ogni varco. L’autogol di Bartesaghi, lo si è detto, è stato un episodio sfortunato, ma il raddoppio di Ekkelenkamp e il gol di Atta portano la firma di una squadra che ha studiato a memoria i punti deboli del Milan. Ora, per i rossoneri, la situazione è limpida: non si tratta più di un semplice calo fisiologico, bensì di una crisi di gioco e di nervi che rischia di compromettere l’intera stagione. Con il quarto posto a rischio e le concorrenti che avanzano, ogni domenica diventa un verdetto, e questa sconfitta contro l’Udinese resterà a lungo impressa come il momento in cui il Milan ha smarrito definitivamente la bussola.




