Galaxy Buds Able: i primi auricolari open-ear di Samsung si mostrano nella One UI
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Qualche settimana fa, un semplice ritrovamento nel codice della One UI aveva acceso i riflettori su un nome fino ad allora sconosciuto ai più: Galaxy Buds Able. A distanza di poco tempo, una nuova fuga di dati – stavolta proveniente direttamente dalle profondità del firmware dell’app Galaxy Wearable – non solo conferma l’esistenza del dispositivo, ma ne rivela anche la natura inedita per il colosso sudcoreano. Stando a quanto ricostruito dagli esperti di SammyGuru, che hanno avuto accesso all’icona del prodotto nascosta nel sistema, ci troviamo di fronte al primo paio di auricolari Samsung con design “open-ear” a clip, una scelta che lo avvicina concettualmente a modelli come gli Huawei FreeClip o i più recenti Sony LinkBuds. L’immagine, sebbene stilizzata, lascia poco spazio ai dubbi: la struttura mostra un gancio che si aggancia alla piega esterna dell’orecchio, lasciando completamente libero il condotto uditivo, una caratteristica che cambia radicalmente il modo di intendere l’ascolto in mobilità.
Un cambio di rotta verso la conduzione ossea
A differenza degli attuali modelli top di gamma come i Buds4 Pro, che puntano tutto sull’isolamento e sulla cancellazione attiva del rumore, i Galaxy Able sembrano quindi progettati per esigenze diametralmente opposte. Le voci di corridoio, alimentate anche dal codice modello SM-U600 (un’identificazione che rompe con la tradizionale nomenclatura SM-R dei Buds classici), suggeriscono l’adozione della tecnologia a conduzione ossea. In pratica, invece di pompare il suono direttamente nel timpano, questi auricolari trasmetterebbero le vibrazioni sonore attraverso le ossa del cranio fino alla coclea. Ne consegue un vantaggio immediato per chi pratica sport all’aria aperta – come corsa o ciclismo – poiché la consapevolezza dell’ambiente circostante, dal traffico ai richiami, rimane intatta. È una scommessa, quella di Samsung, che non riguarda solo l’hardware, ma mira a ritagliarsi uno spazio in un segmento di mercato in forte espansione, dove l’utente cerca la colonna sonora della propria giornata senza per questo doversi “tappare le orecchie”.
SmartThings e Ikea: addio al doppio hub per 25 dispositivi
Parallelamente alle indiscrezioni nel reparto audio, Samsung ha ufficializzato un’importante evoluzione nel settore della domotica, stringendo una partnership operativa con Ikea. Da oggi, la piattaforma SmartThings integra nativamente venticinque nuovi dispositivi della linea smart home svedese, che comprendono lampadine, prese intelligenti, sensori di temperatura, umidità, qualità dell’aria, movimento, apertura porte e rilevatori di perdite d’acqua. La vera novità, che farà tirare un sospiro di sollievo a molti appassionati, risiede nella semplificazione del setup: non è più necessario possedere entrambi gli hub, ovvero il DIRIGERA di Ikea e lo SmartThings Hub di Samsung. Grazie all’adozione del protocollo universale Matter-over-Thread, i dispositivi si collegano direttamente all’ecosistema del colosso coreano, a patto che l’utente possieda già un dispositivo con funzione di Thread Border Router (come molti televisori Samsung prodotti dal 2022 in poi).
La risoluzione dei problemi di connettività
La mossa, per certi versi, rappresenta una risposta concreta ai frequenti reclami degli ultimi mesi. Da quando erano state lanciate, le nuove soluzioni economiche di Ikea avevano infatti sofferto di una fama tutt’altro che positiva a causa di collegamenti difficoltosi e disconnessioni a ripetizione, una criticità che ne aveva minato l’affidabilità nonostante i prezzi competitivi. Con questa integrazione, che Samsung ha definito “una procedura semplificata”, la casa di Seoul elimina il collo di bottiglia rappresentato dalla necessità di una doppia centralina. La compatibilità riguarda una gamma piuttosto variegata di prodotti: non solo i tradizionali ripetitori di segnale o i telecomandi a rotella (che permettono di dosare intensità e temperatura colore delle luci), ma anche una serie di sensori ambientali fondamentali per l’automazione domestica, come quelli in grado di monitorare la qualità dell’aria o rilevare eventuali allagamenti. Per gli utenti finali, abituati a destreggiarsi tra app differenti e protocolli spesso incompatibili, l’effetto pratico è quello di una gestione unificata e più stabile, dove una lampadina da pochi euro può dialogare senza intermediari con un frigorifero o una lavatrice di ultima generazione.
I dettagli sui modelli e il contesto tecnologico
Se da un lato l’integrazione domotica risolve un problema storico di frammentazione, dall’altro il lavoro di reverse engineering sui firmware Samsung continua a regalare sorprese sul fronte dei wearables. L’icona che ritrae i Galaxy Buds Able mostra chiaramente una doppia cupola – probabilmente dove risiedono i driver a conduzione ossea e i microfoni per la cancellazione del rumore durante le chiamate – fissata a un archetto che abbraccia il padiglione auricolare. Al momento, non è stato possibile determinare la data di lancio ufficiale, e fonti vicine alla catena di fornitura suggeriscono che lo sviluppo sia stato soggetto a più di una battuta d’arresto. Tuttavia, la presenza dell’icona in una versione stabile di One UI indica che il progetto ha superato la fase meramente concettuale. Resta da capire se il nome “Able” sia definitivo o solo un placeholder interno, ma la direzione intrapresa da Samsung è chiara: competere sul fronte degli auricolari aperti, dove il valore aggiunto non è più solo la fedeltà sonora, ma la capacità di fondere la tecnologia con la percezione naturale dell’ambiente.
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