I "tubi" di Fuksas a Tbilisi saranno demoliti: la fine dell'auditorium mai aperto
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Redazione Esteri
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La vicenda, che si trascinava ormai da oltre un decennio, ha trovato il suo epilogo. Il Dipartimento di Architettura del Comune di Tbilisi ha rilasciato il permesso per la demolizione della Rike Concert Hall, il complesso architettonico progettato dallo studio italiano Fuksas e mai aperto al pubblico.
L'iconica struttura, conosciuta informalmente come "Rike Tubes" o "tubi di Rike", dovrà essere smantellata entro il 25 dicembre 2026, chiudendo definitivamente la parabola di un'opera che avrebbe dovuto rappresentare il volto moderno della Georgia, ma che è rimasta per anni un monumento all'incompiuto. La decisione segna la fine di un progetto costato circa 40 milioni di euro di fondi pubblici, concepito come simbolo di rinascita culturale e mai utilizzato per lo scopo per cui era nato.
Un simbolo della modernizzazione mai completato
La storia della Rike Concert Hall inizia alla fine degli anni Duemila, quando l'allora presidente Mikheil Saakashvili commissionò all'archistar Massimiliano Fuksas e a sua moglie Doriana un nuovo auditorium che potesse diventare il fiore all'occhiello del rinnovamento urbanistico della capitale. L'opera, sviluppata su un'area di 10mila metri quadrati nel centrale Rike Park, lungo le rive del fiume Kura, venne quasi interamente completata nel 2012.
Le due strutture tubolari in vetro e acciaio, ispirate a un precedente progetto per il Museo dell'Ermitage di Vilnius, avrebbero dovuto ospitare una sala da concerto da 550 posti e uno spazio espositivo, rappresentando con la loro forma audace e contemporanea le aspirazioni europeiste del Paese. Il sogno, tuttavia, si infranse con il cambio di governo dello stesso anno, quando l'amministrazione subentrante decise di interrompere il programma di opere pubbliche avviato dal precedente esecutivo.
Il complesso, già di fatto completato, non venne mai inaugurato e gli interni non furono terminati, rimanendo chiuso e inutilizzato per quasi quindici anni.
La privatizzazione e il degrado
Abbandonato a se stesso per oltre un decennio, il destino dell'auditorium è stato segnato da una lunga serie di passaggi di proprietà che ne hanno allontanato ogni possibilità di riutilizzo pubblico. Nel 2022, lo Stato georgiano vendette l'edificio all'asta per circa 10 milioni di euro all'imprenditore David Khidasheli, una cifra ben inferiore rispetto all'investimento iniziale, in un'operazione che molti osservatori hanno definito una svendita. Nel 2025, la proprietà è passata alla società Makro Constructions, che attualmente detiene il titolo dell'area.
Durante questo periodo di abbandono, la struttura è andata incontro a un progressivo degrado, venendo utilizzata informalmente come parcheggio e diventando teatro di incidenti, come la morte accidentale di un adolescente nel 2025, che ha riacceso l'attenzione dell'opinione pubblica sulla sua precaria situazione.
Il sindaco di Tbilisi, Kakha Kaladze, esponente del partito filorusso Sogno Georgiano, ha più volte giustificato la scelta della demolizione definendo l'edificio una "discarica" in "condizioni molto precarie", sottolineando che la struttura, essendo proprietà privata, non aveva più alcuna funzionalità.
Lo Studio Fuksas: "Una grave perdita culturale"
La decisione del Comune di Tbilisi ha scatenato la reazione dello Studio Fuksas, che in una nota ufficiale ha espresso il proprio "profondo rammarico" e la ferma opposizione al progetto di demolizione. Lo studio romano, fondato da Massimiliano e Doriana Fuksas, ha dichiarato di aver tentato per mesi di avviare un dialogo con le autorità georgiane e con i proprietari dell'edificio per proporre soluzioni alternative che ne consentissero il recupero e la rifunzionalizzazione, senza tuttavia aver mai ricevuto risposta.
"La perdita di un'opera architettonica pluripremiata e di fama internazionale rappresenterebbe una grave perdita culturale", si legge nella nota diffusa dallo studio, che ha anche evidenziato l'assurdità di spendere ulteriori risorse pubbliche per demolire un bene già pagato dai contribuenti. Massimiliano Fuksas ha definito la situazione "folle" e ha sottolineato come, in oltre sessant'anni di carriera, non si sia mai trovato ad affrontare la demolizione di un suo progetto senza essere stato consultato, definendo l'accaduto un episodio senza precedenti.
Il futuro dell'area: un hotel nel parco?
Sebbene non sia stato ancora presentato alcun progetto ufficiale, il futuro dell'area sembra ormai segnato da una destinazione ben precisa. La stampa georgiana e le dichiarazioni del sindaco Kaladze indicano che la demolizione dei "tubi" di Rike potrebbe servire a fare spazio alla costruzione di un hotel di lusso, una possibilità già paventata in passato e che aveva sollevato non poche polemiche per la potenziale speculazione su un'area verde pubblica.
Il primo ministro georgiano, Irakli Kobakhidze, aveva in precedenza espresso pubblicamente il suo giudizio negativo sull'architettura del complesso, definendola un "orrore" che non si addice alla capitale. Le autorità locali hanno dichiarato che il nuovo progetto, una volta presentato, verrà discusso e dovrà essere in armonia con il contesto urbano circostante, ma la vicenda solleva inevitabilmente un interrogativo più ampio sul valore delle grandi opere architettoniche, spesso vittime di un'inversione di rotta politica che ne decreta l'oblio e la distruzione fisica.




