Israele bombarda lo Yemen e pregusta la conquista di Gaza

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un avvertimento in «stile Gaza» è quello che Israele ha rivolto ieri ai civili nei pressi dell’aeroporto internazionale di Sana’a, in Yemen, attraverso un post su X firmato da Avichay Adraee, portavoce in arabo dell’esercito israeliano. «Vi invitiamo a evacuare immediatamente l’area», si leggeva nel messaggio, che proseguiva con un monito secco: «Chi non riuscirà ad allontanarsi sarà in pericolo». Poche ore dopo, i raid hanno reso inagibile la struttura, causando almeno tre morti e una trentina di feriti, mentre colonne di fumo nero si alzavano dalla zona colpita, immortalate in diretta dagli abitanti.

Quella di avvertire la popolazione prima di un attacco è una strategia già adottata da Israele in Libano contro Hezbollah, che mira a ridurre le vittime civili ma anche a destabilizzare i gruppi armati che controllano il territorio. Nel caso dello Yemen, il bersaglio è il movimento Houthi, sostenuto dall’Iran, che da mesi minaccia le navi israeliane e statunitensi nel Mar Rosso.

Proprio sugli Houthi si è concentrata l’attenzione dopo le dichiarazioni di Muhammad al Buhaythi, alto esponente del gruppo, il quale ha affermato che «le operazioni contro Israele continueranno a sostegno di Gaza», pur lasciando intendere un’apertura verso Washington. «Saremmo pronti a interrompere gli attacchi alle navi militari americane», ha precisato, «se Trump fermerà i raid nello Yemen». L’ex presidente Usa, dal canto suo, ha già annunciato la resa degli insorti, mentre l’Oman, mediatore tradizionale nella regione, ha confermato un cessate il fuoco tra ribelli e Stati Uniti.

Intanto, l’escalation israeliana non si limita allo Yemen. Mentre i bombardamenti su Gaza procedono senza sosta, il governo di Netanyahu sembra ormai prossimo a una svolta decisiva nell’enclave palestinese, dove le truppe avanzano nel sud dopo aver preso il controllo di gran parte del nord. Le operazioni militari, condotte con il supporto aereo, hanno ridotto in macerie interi quartieri, costringendo migliaia di persone a fuggire verso zone già sovraffollate e prive di risorse.

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