Il drone russo che ha sfondato il tetto dell’Europa: feriti e psicosi a Gala?i, la Nato trema

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Una scheggia impazzita del conflitto ucraino è andata a conficcarsi, nel cuore della notte, nel tetto di un palazzo di dieci piani a Galați, città romena che sorge a ridosso della triplice frontiera con la Repubblica di Moldova e l’Ucraina.

L’esplosione, avvenuta all’incirca alle quattro del mattino, non ha lasciato scampo al silenzio che da oltre quattro anni avvolge le cinture di sicurezza dell’Est Europa: due i feriti, una donna e un bambino, trasportati d’urgenza in ospedale. rainews +1

Sebbene i frammenti di droni russi non siano una novità per le campagne romene (si contano almeno 47 episodi precedenti dall’inizio dell’invasione ), questa è la prima volta che un ordigno esplode in un’area densamente popolata del Paese, causando vittime civili e accendendo una miccia che Bruxelles avrebbe voluto tenere lontana dai confini della Nato. rainews +1

L’ordigno, identificato come un Geran 2 (il drone di fabbricazione iraniana noto anche come Shahed 136 ), ha innescato un incendio al decimo piano e costretto all’evacuazione di una settantina di residenti, mentre i caccia F-16 romeni scattavano in volo con l’autorizzazione, stavolta resa vana dalla rapidità dell’impatto, di abbattere il bersaglio. lapresse +1

I quattro minuti che hanno cambiato le regole dell’alleanza

La cronaca di quei secondi decisivi è stata ricostruita dal generale di brigata Gheorghe Maxim, il quale ha rivelato un dato che fa tremare i vertici militari del Vecchio Continente: il drone è stato tracciato dai radar solo quattro minuti prima dello schianto.

Un lasso di tempo irrisorio, aggravato dal volo radente del mezzo – che sfruttava la bassa quota per eludere le difese – e dalla complessità della zona. lapresse +1

Perché Galați non è solo una città di confine, ma il nodo logistico del Danubio, dove l’Ucraina esporta grano e dove la Russia cerca di colpire le infrastrutture portuali di Reni e Izmail.

Il presidente romeno Nicușor Dan, recatosi immediatamente sul posto, ha ipotizzato che il drone fosse stato intercettato e danneggiato dalle difese aeree di Kiev mentre sorvolava la città ucraina di Reni, perdendo rotta e finendo la sua corsa suicida su un condominio della Nato. lapresse +1

La circostanza, lungi dal mitigare le responsabilità di Mosca, ha anzi scatenato una reazione durissima: il Segretario Generale Mark Rutte ha ribadito che l’Alleanza è pronta a difendere «ogni centimetro del territorio alleato», mentre la Commissione Europea, con la voce di Ursula von der Leyen, ha tuonato che la Russia «ha varcato un’altra linea rossa». rainews +1

La rappresaglia diplomatica e il silenzio delle armi a Taganrog

Mentre a Galați si contavano i danni (cinque le auto distrutte, due i vani scala lesionati ), la diplomazia di Bucarest agiva su un doppio binario: da un lato, la convocazione urgente dell’ambasciatore russo; dall’altro, l’annuncio dell’espulsione del console di Russia a Costanza, un gesto che sancisce la rottura diplomatica in atto.

Tuttavia, a spezzare la linearità della narrazione occidentale sono arrivate le immagini dai canali Telegram russi, che mostravano una notte di fuoco ben oltre il Danubio. rainews +1

Un attacco su larga scala di droni ucraini ha colpito la città di Taganrog, nell’oblast' di Rostov, incendiando un serbatoio di carburante, una petroliera e persino un edificio amministrativo del porto. Il governatore Yuri Slusar ha confermato l’accaduto, inserendolo in quella che Kyiv definisce una strategia di logoramento delle retrovie energetiche nemiche. lapresse +1

Un doppio fronte, insomma, che mostra l’inarrestabile espansione geografica del conflitto: droni ucraini penetrano in profondità nella Russia meridionale, mentre quelli russi, deviati o intenzionali, bucano il cielo dell’Unione Europea. lapresse +1

La difesa impossibile e il rischio dell’escalation tecnologica

Il dilemma, per gli strateghi della Nato, è diventato esistenziale. Il generale Maxim ha ammesso pubblicamente il paradosso operativo in cui versano le truppe dislocate sul fianco orientale: i caccia non possono aprire il fuoco su un drone che vola basso se questo significa violare lo spazio aereo ucraino, formalmente in guerra. lapresse +1

Una restrizione che impedisce di abbattere gli ordigni finché non sono già in fase di impatto, vanificando la prontezza dei nuovi sistemi anti-drone come il Merops, di fabbricazione americana, giudicato troppo pericoloso per un uso in contesto urbano. Galați rappresenta quindi uno spartiacque: non più la scoperta di frammenti in un campo arato, ma l’esplosione di una testata bellica in una zona residenziale. rainews +1

Un evento che rischia di rianimare, come scrivono alcuni osservatori, le pulsioni più belliciste all’interno del Cremlino, mentre l’Italia si prepara a inviare un contingente di cento militari sul suolo romeno a partire dal prossimo 15 giugno. rainews +1

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