Samuele Carrino racconta Carlo Acutis: «Una grande responsabilità»

Samuele Carrino racconta Carlo Acutis: «Una grande responsabilità»
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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Interpretare Carlo Acutis significa confrontarsi con una figura realmente esistita, conosciuta personalmente da molte persone e diventata un riferimento religioso per tanti fedeli. Samuele Carrino, 16 anni, ha spiegato di aver avvertito proprio questo peso durante la lavorazione di Il mio nome è Carlo, il film tv diretto da Giacomo Campiotti nel quale veste i panni del giovane santo. «Sento una grande responsabilità per la paura di poter deludere chi ha conosciuto Carlo Acutis e chi è devoto a lui e alla sua santità», ha raccontato l'attore. Una difficoltà particolare per un interprete chiamato a trasformare in fiction una vita ancora molto presente nella memoria di chi l'ha condivisa.

Il successo di Il mio nome è Carlo e il pubblico più giovane

La fiction trasmessa da Canale 5 il 27 settembre ha portato davanti alla televisione 4,269 milioni di spettatori, raggiungendo il 29,6% di share. Ancora più alta è stata la quota sul target commerciale, arrivata al 30,1%, mentre tra i telespettatori di età compresa fra 15 e 34 anni il risultato è stato del 32,6%. Nel corso della serata sono stati registrati picchi del 40%. Numeri che hanno collocato il film al vertice della prima serata e che mostrano quanto il racconto televisivo abbia intercettato anche una fascia di pubblico anagraficamente vicina al suo protagonista.

Carrino ha definito quella di Acutis una storia «portatrice di valori sani» e, per prepararsi al personaggio, ha lavorato anche sui materiali audiovisivi lasciati dal ragazzo. Ha guardato i video girati dallo stesso Carlo, cercando quindi un riferimento concreto per costruirne gesti, atteggiamenti e personalità. La produzione ha scelto di raccontarlo nelle diverse fasi della crescita: Nicolò Caruz Jaramillo lo interpreta a sei anni, Edoardo Vitalone a undici, mentre all'attore sedicenne è affidata l'adolescenza. La sceneggiatura segue così il passaggio dall'infanzia agli ultimi giorni di vita, evitando di limitare il personaggio alla sola dimensione religiosa.

Dal ragazzo appassionato di informatica alla figura religiosa

Il racconto televisivo mostra infatti un adolescente inserito nella quotidianità dei suoi coetanei: scuola, amici, calcio, videogiochi e informatica convivono con la fede, il catechismo e l'attenzione verso le persone in difficoltà. Un ruolo importante è attribuito anche al rapporto con il web, utilizzato dal ragazzo come strumento per comunicare contenuti religiosi. Nato a Londra nel 1991 e cresciuto a Milano, Acutis morì il 12 ottobre 2006, a soli 15 anni, dopo essere stato colpito da una forma acuta di leucemia. La canonizzazione è stata celebrata il 7 settembre 2025 in piazza San Pietro da papa Leone XIV.

Campiotti ha scritto la sceneggiatura insieme a Carlo Mazzotta, partendo dalla biografia del ragazzo e adattando alcuni episodi alle esigenze della narrazione cinematografica. I genitori hanno contribuito al progetto attraverso la loro testimonianza. Le riprese hanno interessato soprattutto luoghi milanesi legati alla vita reale del protagonista, tra i quali l'istituto delle Marcelline, il Leone XIII, la chiesa di Santa Maria Segreta e l'ospedale Galeazzi-Sant'Ambrogio. Altre sequenze sono ambientate ad Assisi, città strettamente collegata alla sua spiritualità e nella quale si trova la sua tomba.

Dopo la fiction arriva il documentario ufficiale

La storia passa ora dalla ricostruzione televisiva al documentario. Dal 15 al 21 ottobre è prevista nelle sale italiane l'uscita di Carlo Acutis. Il giovane santo, diretto da Luca Salmaso e prodotto da Officina della Comunicazione, Nexo Studios e Our Films. L'opera utilizza fotografie, filmati privati, contenuti inediti e immagini della canonizzazione realizzate dalle telecamere di Vatican Media. Partecipano al progetto anche i genitori e il film ha il patrocinio dell'Associazione Amici di Carlo Acutis, in collaborazione con Fondazione Cariplo.

Il documentario inaugura la rassegna cinematografica I Misteri della Fede e segue un percorso differente rispetto alla fiction, affidandosi anche ai luoghi attraversati durante la vita del giovane. Tra le località coinvolte figurano Milano, Cascia, La Verna, Lanciano, Fatima e Roma. Il progetto arriva a vent'anni dalla morte del santo e amplia il racconto attraverso documenti familiari e testimonianze dirette. Secondo i dati diffusi per la presentazione del film, ogni anno circa un milione di pellegrini visita la tomba ad Assisi, mentre alla cerimonia di canonizzazione parteciparono ottantamila fedeli.

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