Rcf Arena, il silenzio di C.Volo e la svolta mancata: Reggio si interroga sul futuro dell’arena
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L’annullamento definitivo del Pulse of Gaia Festival, pietra tombale già scritta sulla ormai ex “Hellwatt” e orfana delle stelle del rap e dell’elettronica che avrebbero dovuto calcare il palco del Campovolo a luglio, ha messo in subbuglio il panorama politico ed economico reggiano. Se da un lato le opposizioni in canna caricavano la giunta Massari, dall’altro, fatto meno scontato per una regione roccaforte del centrosinistra, il malcontento serpeggia anche all’interno dello schieramento che sostiene l’amministrazione.
Non si tratta più, insomma, di una banale grana privata da archiviare con un comunicato di poche righe; come rilevato dalla Cisl, ci troviamo di fronte a una vicenda di interesse pubblico che rischia di passare alla storia come un vero e proprio disastro d’immagine per la città e per il futuro industriale della struttura. Rosamaria Papaleo, segretaria generale della Cisl Emilia Centrale, lo ha detto senza mezzi termini: chi ama Reggio ha il dovere di fare domande e pretendere risposte concrete, non cinque righe di circostanza.
Il naufragio annunciato e il silenzio del vertice
A ufficializzare la débâcle era stato qualche giorno fa lo stesso numero uno della società di gestione, C.Volo spa, che - pur esprimendo profondo rammarico - ha parlato di “valutazioni complesse” e “circostanze al di fuori del nostro controllo” per giustificare lo stop alle date del 4, 5 e 11 luglio (dopo il veto prefettizio sui concerti solisti di Kanye West e Travis Scott).
Il riferimento, sebbene velato, è a quelle line-up faraoniche che avrebbero dovuto portare al ticketing nomi come gli Swedish House Mafia o i The Chainsmokers; un cast che si è infranto contro la realtà organizzativa e le difficoltà insite nella costruzione di un festival così ambizioso in tempi strettissimi. Ed è proprio su questa comunicazione, o meglio su questa mancanza di trasparenza, che si infrange la pazienza anche di chi siede tradizionalmente all’opposizione.
La richiesta che arriva dalle sigle di sinistra (Avs-Possibile-Rec) è chirurgica: il presidente Cattini si dimetta dalla presidenza di C.Volo, assumendosi la responsabilità di un flop che non può essere liquidato con un mero rimborso dei biglietti. Non si contesta solo il danno economico, ma l’immobilismo strategico che ha trasformato quella che doveva essere l’estate della rinascita musicale in una stagione afona.
Coopservice al bivio, tra perdite e riconversioni
Oltre la polvere sollevata dalla cancellazione, la domanda che circola negli ambienti economici è un’altra: quale futuro attende C.Volo e, soprattutto, quale mossa farà il suo socio di maggioranza, Coopservice? La cooperativa, che detiene una fetta importante del capitale e vanta un credito verso la società di gestione che ha superato abbondantemente gli 11 milioni di euro, si trova adesso davanti a un bivio.
Da una parte c’è la necessità di ripianare le perdite pregressi (con un patrimonio netto in rosso per oltre 2 milioni) e dall’altra la volontà di rilanciare l’attrattività dell’arena abbandonando la logica, definita da più parti “provinciale”, del tutto esaurito da centomila presenze. Perché il problema di Campovolo, come aveva già evidenziato il vice sindaco lo scorso anno, è strutturale: l’impianto è stato concepito per i big, ma i big mondiali scelgono quasi sempre le rotte di Roma e Milano.
L’errore di fondo, quindi, non è stato solo quello di inseguire artisti non confermati, ma di non aver modulato l’offerta spaziando tra formati più piccoli (dai dieci ai sessantamila spettatori) capaci di riempire il calendario per interi mesi, invece di concentrare tutto in poche e fragilissime date.
La rabbia sindacale e lo stallo politico
La segreteria della Cisl ha voluto sottolineare un aspetto che va al di là delle semplici sirene del rock: la vicenda investe il lavoro e l’indotto. Non si possono vedere cancellati interi cartelloni estivi senza che nessuno paghi dazio, né si può pensare di restaurare la fiducia con comunicati stampa asettici. L’Arena, realizzata con fondi pubblici (Regione e Fesr) su un’area aeroportuale dismessa, rimane un bene comune a tutti gli effetti, sebbene gestito da privati.
Ed è qui che l’amministrazione comunale, pur non essendo socia diretta, è chiamata a fare la sua parte, esercitando quella pressione sul concessionario che finora è mancata. Perché se è vero che C.Volo ha ereditato un monopolio di fatto nella promozione (ora finalmente rotto per permettere l’ingresso di altri promoter come Barley Arts), è altrettanto vero che la buona volontà non basta a scongiurare il tracollo quando la macchina organizzativa si inceppa.
Non è un mistero che molti soci minori stiano cercando di defilarsi, lasciando l’intero peso sulle spalle di Coopservice; la sensazione, ascoltando i testimoni del settore, è che il 2026 segnerà una resa dei conti definitiva sulla proprietà e la governance della società.
L’estate afona e l’interrogativo sul modello
Così, quello che doveva essere il ritorno alla grande musica dal vivo (dopo i successi di Ac/Dc e Rammstein) si è trasformato in un deserto di annunci. Il festival Pulse of Gaia non ci sarà, e con esso sono sparite tutte le speranze di vedere un cartellone degno di questo nome per i prossimi mesi. La domanda che aleggia non è più “perché sono saltati i concerti?”, ma “chi gestirà l’arena quando la polvere si sarà posata?”.
L’unica certezza, al momento, è che il modello esclusivo basato sui grandi nomi internazionali ha mostrato tutte le sue crepe, e che la riconversione verso una struttura più flessibile (permettere concerti da 20mila persone, aprire il boulevard a eventi medi) è ormai una necessità, non una semplice opzione di marketing. Fino a quando non ci sarà una scelta netta da parte della proprietà, Reggio Emilia resterà ad ascoltare il silenzio di un’arena che doveva parlare al mondo e che invece, quest’anno, non riesce nemmeno a sussurrare una nota.




