Zuppi ad Assisi: «La guerra non è un destino, la pace inizia da noi»
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Redazione Interno
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La guerra non è un destino e la pace può essere autentica soltanto quando comprende tutti: è il messaggio lanciato dal cardinale Matteo Maria Zuppi ad Assisi durante la Messa per la festa di San Francesco, celebrata nell’ottavo centenario della morte del santo. Il presidente della Conferenza episcopale italiana ha preso le mosse da un mondo segnato da conflitti che ha definito «terribili», contrapponendo alla violenza la scelta del dialogo, del diritto e della riconciliazione. La celebrazione nella Basilica di San Francesco si è svolta alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e di autorità italiane e straniere.
La denuncia della cultura della potenza e dei nazionalismi
Nell’omelia il presidente della Cei ha indicato nella «cultura della potenza» uno dei pericoli del tempo presente, descrivendola come volgare, invadente e ingannevole. Dietro questa spinta ha richiamato anche gli enormi interessi economici, le enfasi che alimentano lo scontro e i nazionalismi capaci di danneggiare le stesse nazioni che pretendono di difendere. Un altro passaggio ha riguardato le campagne che costruiscono un nemico invece di cercare ciò che può unire. A questa impostazione il porporato ha contrapposto l'esempio francescano dello spogliarsi delle armi, indicando la necessità di disarmare non soltanto le mani ma anche il cuore.
Il riferimento a Francesco assume così un significato che va oltre una generica invocazione pacifista. Il santo viene presentato come una figura capace di parlare con tutti, senza trasformare la fede in uno strumento rivolto contro qualcuno, e di ridimensionare l'arroganza dei forti attraverso l'umiltà. Nella prospettiva proposta durante la celebrazione, neppure il nemico può essere considerato una persona perduta. La pace e la giustizia diventano per questo le ragioni da cercare prima di ogni altra, mentre l'idea che le armi possano produrre una soluzione viene contrapposta esplicitamente alla strada del dialogo e del diritto.
L’eredità francescana a ottocento anni dalla morte
La ricorrenza del 2026 segna gli ottocento anni dalla morte del Poverello, avvenuta il 3 ottobre 1226 alla Porziuncola. Durante l'omelia è stato ricordato anche il rapporto del santo con i governanti: nelle sue lettere ai reggitori delle nazioni li invitava a scegliere la pace. L'eredità francescana è stata collegata inoltre al rapporto con i poveri, che non devono diventare semplici oggetti di interesse o assistenza, ma essere riconosciuti come fratelli. La povertà scelta dal frate di Assisi viene così letta non come rinuncia fine a se stessa, ma come libertà dal possesso e capacità di donare.
La celebrazione ha avuto anche un forte valore civile. All'inizio della Messa si è svolta l'offerta dell'olio, affidata quest'anno alla Regione Umbria, mentre il sindaco di Assisi Valter Stoppini ha acceso la lampada votiva dei Comuni d'Italia che arde presso la tomba del patrono. La festa nazionale ha assunto un rilievo particolare proprio nell'anno centenario, con la partecipazione delle istituzioni e con un programma pensato per coinvolgere idealmente non una sola regione, come avveniva tradizionalmente per il pellegrinaggio e l'offerta, ma rappresentanti provenienti da tutto il Paese e anche dall'estero.
Mattarella: non si può uccidere in nome di Dio
Nel suo intervento ad Assisi, il capo dello Stato ha richiamato un altro aspetto legato ai conflitti contemporanei: il ritorno, in alcune aree del mondo, della benedizione delle armi e dell'uso di insegne religiose accanto agli eserciti. Da qui l'affermazione secondo cui non esiste colpa maggiore dell'uccidere altri uomini in nome di Dio. Il presidente ha anche messo in guardia da una lettura riduttiva del santo come semplice ecologista, pacifista o operatore sociale ante litteram, ricordandone invece una figura religiosa capace di superare i confini italiani e della stessa cristianità.
Le celebrazioni erano iniziate già nella notte precedente con il «Cammino con san Francesco», al quale hanno partecipato circa 3.000 persone lungo un itinerario tra Santa Maria degli Angeli e la Basilica, ripercorrendo il tragitto seguito nel 1226 per il trasporto del feretro dal luogo della morte a quello della sepoltura. A mezzanotte le campane delle chiese cittadine hanno accompagnato una celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Ángel Fernandez Artime. All'alba si è tenuta un'altra Messa della comunità dei frati, presieduta da fra Carlos Alberto Trovarelli, ministro generale dell'Ordine dei frati minori conventuali.
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