Decreto bollette, la ricetta del governo tra bonus sociali e aumento dell'Irap per le società energetiche
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Redazione Interno
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Il Consiglio dei ministri, nella riunione di mercoledì 18 febbraio, ha messo a punto un pacchetto di misure urgenti pensato per arginare il caro-energia, un provvedimento che la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha definito “molto significativo” in un videomessaggio diffuso sui canali social al termine della riunione a Palazzo Chigi. Si tratta di un decreto-legge, immediatamente efficace, che mobilita risorse per un valore complessivo stimato in oltre 5 miliardi di euro, con l’obiettivo dichiarato di alleggerire le bollette di luce e gas tanto per i nuclei familiari, con un’attenzione particolare a quelli in condizioni di fragilità economica, quanto per il tessuto produttivo del Paese, dalle piccole botteghe artigiane fino alle grandi industrie cosiddette “gasivore”, come quelle della ceramica o del vetro -1-4.
Una boccata d’ossigeno per le famiglie, dal bonus potenziato agli sconti volontari
Il primo pilastro dell’intervento si concentra sul sostegno diretto ai cittadini. Il governo ha deciso di potenziare ulteriormente il bonus sociale elettrico, l’agevolazione destinata alle famiglie in disagio economico che, stando ai dati diffusi dall’esecutivo, raggiunge attualmente circa 2 milioni e 700mila nuclei vulnerabili. A questi, grazie al nuovo decreto, verrà garantito uno sconto aggiuntivo di 115 euro annui sulla bolletta della luce, una cifra che va a sommarsi al contributo di 200 euro già precedentemente stanziato, portando il beneficio complessivo a 315 euro all’anno per ciascuna di queste famiglie -1-2. L’accesso a questa misura, va ricordato, rimane legato al possesso di un Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE) entro le soglie stabilite dalla normativa, che per il 2026 sono fissate a 9.796 euro per i nuclei con massimo tre figli e a 20.000 euro per quelli con almeno quattro figli a carico -9.
Accanto a questo rafforzamento del bonus tradizionale, il decreto introduce una misura sperimentale che allarga la platea dei potenziali beneficiari, coinvolgendo in modo inedito le stesse aziende fornitrici di energia. È stata prevista, infatti, la possibilità per i venditori di energia elettrica di riconoscere, su base volontaria, un contributo straordinario ai propri clienti domestici. Questo sconto, di importo non inferiore a 60 euro annui, è destinato a quelle famiglie residenti che, pur avendo un ISEE non superiore a 25.000 euro, non rientrano nei parametri più stringenti per accedere al bonus sociale ordinario. In cambio di questa adesione, le imprese energetiche riceveranno un riconoscimento in termini di visibilità, una sorta di attestato che potranno utilizzare anche per fini commerciali, valorizzando il loro impegno sociale -1-2.
Il fronte imprese, taglio degli oneri di sistema finanziato da una maggiore Irap energetica
Il secondo capitolo del decreto è interamente dedicato al mondo produttivo, con l’ambizione di intervenire sulla struttura stessa dei costi che appesantiscono le bollette delle aziende. La leva principale individuata dal governo è la riduzione degli oneri generali di sistema, quella componente della tariffa, nota come ASOS, che finanzia una serie di attività di interesse generale, come gli incentivi alle fonti rinnovabili e gli stessi bonus sociali, e che incide in maniera rilevante, per una quota stimata tra il 15 e il 20 per cento, sul costo finale dell’energia per le industrie -10. Per finanziare questo taglio, il provvedimento adotta una soluzione che ridistribuisce il carico all’interno del settore: viene aumentata di due punti percentuali l’aliquota Irap per i soggetti che operano nei settori della produzione, trasmissione e fornitura di energia elettrica, gas e prodotti petroliferi. Le risorse così ricavate, che secondo le prime stime si aggirano su alcune centinaia di milioni di euro per il solo 2026, saranno interamente riversate per abbattere gli oneri di sistema in bolletta per oltre quattro milioni di imprese -1-3.
Oltre a questo meccanismo di natura fiscale, il decreto interviene anche sulla tempistica dei flussi finanziari, anticipando il taglio dei tempi di pagamento degli oneri di sistema che le aziende energetiche sono tenute a versare allo Stato, un intervento che libererà ulteriore liquidità da destinare agli sconti. I benefici attesi per le imprese, secondo le simulazioni fornite dalla Presidenza del Consiglio, sono tangibili e differenziati per dimensione: un artigiano o un piccolo ristoratore potrebbero vedere una riduzione media di oltre 500 euro all’anno sulla bolletta elettrica e di 200 euro su quella del gas; per le piccole e medie imprese di maggiori dimensioni il risparmio stimato sale a circa 9.000 euro per l’elettricità e a 10.000 euro per il gas, mentre per le grandi imprese gasivore si parla di tagli che possono superare i 220.000 euro annui solo sulla componente gas -1-3.
La scommessa strutturale, disaccoppiamento dei prezzi e il nodo delle rinnovabili
L’architettura del decreto non si limita, tuttavia, a misure di sostegno immediato ma prova a gettare le basi per un cambiamento più profondo del mercato energetico, introducendo elementi di riforma strutturale che richiederanno, in alcuni casi, il confronto con le istituzioni europee. La novità di maggior respiro è la creazione di una piattaforma pubblica, gestita dal GSE (Gestore dei Servizi Energetici) e da Acquirente Unico con la garanzia di SACE, che consentirà alle aziende, anche a quelle di dimensioni più ridotte, di aggregarsi per acquistare energia direttamente dai produttori, in particolare da quelli di fonti rinnovabili, attraverso contratti di lungo termine noti come Power Purchase Agreement (PPA). L’obiettivo è duplice: da un lato, svincolare il prezzo dell’energia elettrica dalle fluttuazioni del gas, realizzando di fatto un meccanismo di disaccoppiamento; dall’altro, permettere alle imprese di sottrarsi alla volatilità e alla speculazione del mercato spot, assicurandosi forniture a prezzi più stabili e competitivi -1-6.
Parallelamente, il governo ha inserito nel decreto una norma che affronta il tema delicato dei diritti di emissione dell’anidride carbonica (ETS), il sistema europeo che impone un costo aggiuntivo alle fonti fossili per ogni tonnellata di CO₂ emessa. L’intenzione dichiarata è quella di srare l’incidenza di questi costi ETS dalla determinazione del prezzo dell’energia prodotta da fonti rinnovabili, come l’idroelettrico e il solare, che di quella tassa non dovrebbero farsi carico. Una scelta che la presidente Meloni ha definito “coraggiosa” ma che, come la stessa premier ha tenuto a precisare, necessiterà dell’autorizzazione da parte dell’Unione Europea, aprendo un negoziato che si preannuncia complesso, vista la portata della modifica rispetto ai meccanismi correnti di formazione del prezzo dell’energia -1-8.




