Morto Francesco De Piccoli, il gigante buono che vinse l’oro olimpico a Roma ’60
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Redazione Sport
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Se n’è andato oggi, a ottantanove anni, Francesco De Piccoli, e con lui si chiude un capitolo fondamentale della storia sportiva italiana. A darne notizia è stata la Federpugilato, che lo ricorda come il primo pugile azzurro capace di salire sul gradino più alto del podio ai Giochi Olimpici, impresa che riuscì a realizzare nelle edizioni di Roma 1960. Nato a Venezia, De Piccoli – che per gli appassionati era semplicemente il “Gigante buono” – costruì la sua leggenda nella categoria dei pesi massimi, quella che tradizionalmente incarna la potenza e il coraggio, ma che lui seppe interpretare con una mitezza sorprendente fuori dal ring. La notizia della sua scomparsa, avvenuta il 22 maggio 2026, ha subito provocato una reazione ufficiale da parte della Federazione Pugilistica Italiana (Fpi), il cui presidente, Flavio D’Ambrosi, ha voluto esprimere, a nome dell’intero movimento, un enorme cordoglio.
Il minuto di silenzio che attraversa i ring italiani
Come segno tangibile del rispetto che il mondo della boxe gli tributa, il presidente D’Ambrosi ha disposto un minuto di silenzio prima di ogni manifestazione pugilistica in programma durante il fine settimana su tutto il territorio nazionale. Una misura, questa, che trasformerà ogni incontro in una breve ma intensa cerimonia commemorativa, quasi a voler fermare il tempo – proprio come faceva De Piccoli con i suoi avversari – per ricordare chi per primo mostrò all’Italia intera la via verso l’oro olimpico nei pesi massimi. Il messaggio della Federazione, d’altronde, non lascia spazio a fraintendimenti: “Continuerai per sempre a boxare nei nostri cuori”, si legge nella nota ufficiale, una frase che mescola la durezza dello sport con una tenerezza che al “Gigante buono” sarebbe certo piaciuta.
Un veneziano dai pugni pesanti e dal soprannome leggero
De Piccoli non era solo un atleta, ma un simbolo generazionale: chi lo vide combattere al Palazzo dello Sport dell’Eur, in quelle Olimpiadi del ’60 che rappresentarono il miracolo economico e culturale italiano, non ne ha mai dimenticato la stazza eppure la sua andatura quasi dimessa. Il soprannome “Gigante buono” non era un vezzo giornalistico, bensì il riflesso di una personalità che riusciva a tenere separate la ferocia agonistica – necessaria per imporsi nella categoria regina – e la bonarietà del carattere quotidiano. Da Venezia, dove era nato, a Roma, dove conquistò l’alloro olimpico, il suo percorso è stato lineare quanto efficace, privo di quelle scandalistiche digressioni che talvolta accompagnano le carriere dei grandi sportivi.
Niente conclusioni, solo i fatti di una carriera esemplare
La Federpugilato, attraverso la voce del suo presidente, ha voluto che il cordoglio fosse non una dichiarazione di circostanza, ma un atto concreto: quel minuto di silenzio, che sarà rispettato su tutti i ring nazionali durante le manifestazioni del fine settimana, rappresenta forse il più autentico dei saluti. Dei dettagli privati relativi alle cause del decesso o delle esequie, al momento non vengono fornite informazioni ufficiali, né del resto la notizia si sofferma sugli aspetti più crudi della cronaca, concentrandosi piuttosto sulla portata simbolica della perdita. Francesco De Piccoli resterà, per chi ama questo sport fatto di sacrificio e di nobiltà antica, il primo pugile italiano ad aver infranto una barriera che sembrava invalicabile, lasciando sul tappeto non avversari, ma pregiudizi e limiti che la boxe nostrana si portava dietro da decenni.




