Trono del Crisantemo, il Giappone conferma la successione maschile: via libera del parlamento alla riforma

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La più antica monarchia ereditaria del mondo resta ancorata al suo principio fondamentale: solo un uomo può sedere sul Trono del Crisantemo. Venerdì 17 luglio, il parlamento giapponese ha approvato una revisione storica della Legge sulla Casa Imperiale, la prima modifica sostanziale dal 1947, che tuttavia conferma con decisione l'esclusione delle donne dalla linea di successione.

Nonostante un'ampia fetta dell'opinione pubblica, come dimostrato da recenti sondaggi, si sia dichiarata favorevole all'ascesa di una imperatrice, i conservatori al governo hanno mantenuto intatta la tradizione millenaria che vuole il trono tramandato esclusivamente per via maschile e paterna.

Le due novità per garantire la sopravvivenza della dinastia

La riforma, fortemente voluta dal governo guidato dalla premier Sanae Takaichi, si pone un obiettivo preciso: arginare il progressivo e preoccupante ridimensionamento della famiglia imperiale, che attualmente conta solo sedici membri. Per raggiungere questo scopo, il testo introduce due cambiamenti di rilievo. Il primo è la possibilità di riammettere nell'albero genealogico imperiale i discendenti maschi provenienti da undici rami collaterali della dinastia, che erano stati esclusi con la riforma del dopoguerra imposta dall'occupazione americana.

Questi futuri membri, che devono essere celibi, senza figli e avere almeno quindici anni, non potranno salire direttamente al trono, ma saranno i loro discendenti maschi a poter rientrare nella linea di successione. La seconda novità rappresenta un'importante apertura sul piano sociale: le principesse che sposano un cittadino comune non saranno più costrette ad abbandonare il loro rango imperiale e la famiglia, una pratica che in passato aveva ulteriormente assottigliato le fila della casa reale.

Una scelta che delude l'opinione pubblica

La decisione del parlamento va tuttavia in netto contrasto con il sentimento di una larga parte della popolazione giapponese. Un sondaggio condotto a maggio da Kyodo News ha rivelato che l'83% dei cittadini sarebbe favorevole a permettere a una donna di salire al trono, mentre altre rilevazioni parlano di un consenso che si attesta intorno al 70%.

L'esclusione colpisce in modo particolare la principessa Aiko, unica figlia dell'attuale imperatore Naruhito, che gode di grande popolarità ma che, con questa riforma, vede definitivamente infrante le speranze di poter un giorno ereditare il trono del padre. Secondo gli analisti, i circoli conservatori e nazionalisti vicini all'esecutivo avrebbero esercitato forti pressioni per blindare la tradizione, impedendo qualsiasi apertura che potesse minare la legittimità dell'istituzione imperiale, considerata discendente dalla dea del sole Amaterasu.

Le radici storiche di una scelta e un futuro incerto

Per comprendere la portata di questa scelta, bisogna ricordare che il Giappone ha già avuto otto imperatrici nel corso della sua storia. Fu con l'approvazione della prima Legge sulla Casa Imperiale, nel 1889, durante il governo Meiji, che le donne vennero formalmente escluse dalla successione, un principio poi ribadito nella legge del 1947. Oggi, la linea di successione si regge su un filo sottilissimo.

Gli eredi idonei sono solamente tre: il principe ereditario Akishino, fratello minore dell'imperatore; suo figlio, il diciannovenne principe Hisahito; e il novantenne principe Hitachi, zio dell'imperatore. La riforma, pur allargando le maglie per importare nuovi maschi da rami lontani, non fa che rimandare il problema, e se il principe Hisahito non avrà a sua volta un figlio maschio, la dinastia più antica del mondo si troverà ad affrontare una crisi di successione senza precedenti.

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