Google, l’aggiornamento di aprile non risolve il mistero del drenaggio batteria sui Pixel
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Mentre l’ecosistema Android continua a ricevere linfa vitale attraverso i subdoli aggiornamenti dei servizi Google Play – quelli che, lo sappiamo, si installano alle nostre spalle per perfezionare l’esperienza senza bisogno di rivoluzionare l’intero sistema operativo –, per i possessori di uno smartphone Pixel la situazione si fa paradossale. L’aggiornamento di sistema rilasciato ad aprile 2026, se da un lato introduce miglioramenti concreti nella gestione della sicurezza e nella stabilità generale delle applicazioni (risolvendo, per esempio, alcuni fastidiosi crash delle app bancarie e del launcher), dall’altro sembra avere le mani legate di fronte a un nemico invisibile ma costante: il consumo anomalo della batteria. È una sorta di cortocircuito temporale tra codice e hardware, che continua a tormentare i dispositivi nonostante i tentativi di rattoppo da parte di Mountain View.
Un problema che peggiora con il “Pixel Drop” di marzo
La radice del malcontento affonda nel cosiddetto Pixel Drop di marzo 2026, un pacchetto che avrebbe dovuto portare novità (anche gradite, come le modifiche al limite di ricarica all’80%) ma che ha invece innescato una reazione a catena difficilmente arrestabile. Dalle segnalazioni che arrivano a getto continuo su Reddit e sulla community ufficiale di Google, emerge un quadro clinico preciso: i dispositivi, anche quando lasciati inattivi o con la sola connettività di base attiva, si scaricano con una rapidità che costringe molti utenti a ricaricarli due o persino tre volte nell’arco della stessa giornata. Un dato, quest’ultimo, che stride violentemente con le promesse di efficienza energetica dei chip Tensor. La situazione appare talmente grave da aver colpito trasversalmente diverse generazioni di smartphone: non solo i più recenti Pixel 10 (che pure montano l’ultima architettura del processore proprietario), ma anche modelli ormai meno giovani come i Pixel 7 e gli 8.
La patch di aprile e i suoi limiti strutturali
Ci si augurava, insomma, che l’aggiornamento di sistema rilasciato ad aprile – quello che solitamente mette una pezza ai bachi più clamorosi del mese precedente – portasse finalmente una soluzione definitiva. E invece, analizzando le note di rilascio e i primi test sul campo effettuati dagli utenti più smanettoni, ci si scontra con una realtà deludente. L’update di aprile si è concentrato su altri fronti: ha riparato il bug che faceva sparire la barra di ricerca rapida dalla schermata Home, ha risolto alcuni crash delle app di terze parti e ha migliorato la reattività del pannello delle notifiche. Per quanto riguarda la durata della batteria, però, il silenzio è assordante. I telefoni continuano a consumare energia come se fossero costantemente impegnati in calcoli complessi in background; un fenomeno che alcuni sviluppatori indipendenti hanno ipotizzato essere legato a un malfunzionamento del sistema di localizzazione GPS, il quale impedirebbe al processore di entrare nello stato di “sonno profondo” (Deep Doze), tenendolo invece in uno stato di veglia perpetua.
Un déjà-vu pericoloso per la reputazione del brand
Non è certo la prima volta che Google si trova a fare i conti con l’autonomia dei propri telefoni. Basti ricordare che già l’aggiornamento di gennaio 2026 era intervenuto per correggere proprio alcuni “consumi anomali” che, in determinate condizioni, incidevano negativamente sulla durata della carica. Sembrava un problema risolto, archiviato; e invece, con il Drop di marzo, il problema è riesploso con una virulenza addirittura maggiore, come se il fix precedente fosse stato completamente sovrascritto da un nuovo codice instabile. Chi possiede un Pixel si trova quindi in una situazione di stallo: da un lato la necessità di installare gli aggiornamenti per motivi di sicurezza (le famose patch che chiudono le falle critiche), dall’altro la paura di veder collassare l’autonomia del dispositivo da un giorno all’altro. Il paradosso, in questo caso, è che la “cura” sembra peggiore della malattia. Gli utenti segnalano cali drastici anche su modelli che fino a un mese fa vantavano un’autonomia solida, e al momento, non essendoci ancora un comunicato ufficiale che certifichi la piena consapevolezza del problema da parte del team di sviluppo, l’unica strada percorribile è attendere un prossimo, ennesimo intervento correttivo.




