Inovyn, la chimica inglese cede al gruppo Nulli: acquisizione a sorpresa per i due stabilimenti italiani

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’operazione, che non ha conosciuto né una fase di pre-annuncio né una preventiva condivisione con le rappresentanze sindacali o con gli enti locali, è stata perfezionata martedì. Ineos Inovyn ha infatti firmato l’accordo per la cessione dell’intera quota di Inovyn Produzione Italia – la società che gestisce il polo di Rosignano, nel livornese, e quello di Tavazzano, nel Lodigiano – alla Esseco Industrial, holding del gruppo novarese di proprietà della famiglia Nulli. L’amministratore delegato di Ineos Inovyn, Stephen Dossett, ha spiegato la decisione adducendo una “revisione strategica del portafoglio asset europei”, una motivazione che lascia intendere la volontà del colosso britannico di concentrare i propri investimenti sul core business, in particolare sui settori del cloro-soda e del Pvc dove l’azienda detiene una posizione di leadership continentale.

L’impatto occupazionale e il dettaglio dell’accordo

Sul fronte occupazionale, l’operazione coinvolge complessivamente 178 dipendenti: la maggior parte, oltre 160, opera nel sito di Rosignano, il più grande impianto nazionale per la produzione di cloro e soda caustica, mentre una ventina sono impiegati a Tavazzano, specializzato nella produzione di ipoclorito di sodio. Un aspetto tecnico di non secondaria rilevanza, che è emerso nel corso della trattativa e che è stato specificato nella nota ufficiale, riguarda lo sro dell’area ricerca e sviluppo (R&S): le 12 persone attualmente impiegate in questo settore resteranno sotto l’egida di Ineos, segnando una cesura netta tra la proprietà degli asset produttivi e il know-how innovativo detenuto dal gruppo inglese. Il closing, sebbene soggetto alle ordinarie approvazioni regolatorie, è previsto entro il corso del 2026; fino a quel momento la gestione ordinaria dei siti rimarrà invariata per quanto riguarda i rapporti con clienti e fornitori.

La sorpresa dei sindacati e la reazione del territorio

La notizia, dal sapore di un vero e proprio fulmine a ciel sereno, ha colto impreparati non solo i lavoratori ma anche le istituzioni locali. Lo stesso Stefano Santini, segretario della Filctem Cgil di Livorno, ha commentato l’accaduto con toni di stupore, sottolineando come l’incontro già fissato per il giorno successivo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy – un tavolo dedicato alle difficoltà del comparto chimico – rendesse ancor più inaspettata la fumata nera sulla proprietà. Nonostante la sorpresa, le prime reazioni sindacali hanno accolto con cauto ottimismo il fatto che la nuova proprietà sia italiana, un gruppo industriale solido che ha già annunciato l’intenzione di potenziare la produzione. Il gruppo Esseco, d’altronde, non è nuovo a operazioni di rilancio industriale: la sua divisione Altair Chemical, nata dalla fusione di Hydrochem e Altair, opera già nel settore cloro-alcali con stabilimenti a Pieve Vergonte e Saline di Volterra, e questa acquisizione serve a raddoppiare la capacità produttiva nella penisola.

Le dinamiche di mercato e la strategia industriale

A caratterizzare ulteriormente la transazione è il contesto di mercato in cui matura: il settore chimico europeo è infatti stretto nella duplice morsa dei rincari energetici e della concorrenza sleale proveniente dai mercati extracomunitari. In questo scenario di difficoltà generalizzata, dove i colossi tendono a sfilarsi dalle produzioni di base per salvaguardare i margini, l’iniziativa della famiglia Nulli rappresenta un movimento controcorrente, volto a consolidare la filiera produttiva nazionale. Non sono state rese note le cifre dell’affare, né sono trapelati dettagli sulla valutazione degli asset ceduti, ma il passaggio di proprietà sancisce il ritorno di un importante sito strategico sotto il controllo di un capitale interamente italiano, escludendo eventuali operazioni di carattere speculativo a favore di una logica di sviluppo industriale di lungo periodo.

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