Odessa al buio, la strategia russa punta sul freddo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre la scena diplomatica internazionale, con Berlino al centro, cerca faticosamente un equilibrio tra le esigenze di Mosca e la sopravvivenza dell'Ucraina, un'altra forma di conflitto, più silenziosa e altrettanto devastante, si abbatte sulla popolazione. La notte tra venerdì e sabato, infatti, una nuova ondata di attacchi ha colpito in profondità le infrastrutture energetiche del paese, lasciando nell'oscurità e nel gelo oltre un milione di famiglie. Secondo quanto dichiarato da Vitaliy Zaichenko, presidente del consiglio di amministrazione del gestore nazionale Ukrenergo, "più di un milione di clienti sono senza luce elettrica", un dato che fotografa una crisi umanitaria in rapida e preoccupante evoluzione.

Il collasso energetico di una città simbolo

Se, in molte delle regioni colpite, la situazione mostra segni di un lento miglioramento rispetto ai picchi di emergenza dei giorni passati – a Kiev, ad esempio, le interruzioni programmate sono limitate a sei ore – è la perla del Mar Nero a pagare il prezzo più alto. Odessa, crocevia culturale e storico, si è ritrovata improvvisamente paralizzata: interi quartieri, privati non solo dell'illuminazione ma anche dell'acqua e del riscaldamento, hanno sperimentato sulla propria pelle la gravità di un assalto pianificato. Quegli attacchi, peraltro, non sono eventi sporadici bensì l'ultimo atto di una campagna militare parallela, quella che ogni anno, con l'approssimarsi dell'inverno, mira sistematicamente a fiaccare la resistenza del paese attraverso il logoramento fisico e psicologico dei civili.

Una guerra di logoramento sulle reti sovietiche

La scelta degli obiettivi, del resto, non è casuale e rivela una strategia precisa. Colpendo in maniera ripetuta e massiccia gli impianti di generazione e distribuzione dell'energia, concepiti e realizzati in epoca sovietica, la Russia ne sfrutta le vulnerabilità intrinseche, mettendo a nudo l'inadeguatezza di una rete non pensata per resistere a un conflitto di questa intensità. Si tratta di un metodo di guerra che, pur evitando spesso i titoli di prima pagina riservati agli scontri al fronte, produce effetti altrettanto drammatici, spingendo il sistema nazionale al limite della capacità e costringendo le autorità a ricorrere a razionamenti continui, i quali, a loro volta, strangolano l'economia e minano la quotidianità.

L'incubo di un conflitto senza fine

È proprio questa prospettiva di una "guerra infinita", combattuta col metro delle interruzioni di corrente e delle temperature sotto zero, a generare un'ansia palpabile non solo tra gli ucraini ma anche nei corridoi diplomatici europei. La piazza Maidan, simbolo delle aspirazioni del paese, si trova oggi avvolta da un'oscurità che è insieme reale e metaforica, mentre la capacità di risposta di Kiev viene messa costantemente alla prova. Gli sforzi dei tecnici di Ukrenergo, sebbene eroici, devono confrontarsi con la crudele regolarità degli attacchi, i quali sembrano destinati a prolungare un incubo i cui confini temporali appaiono, sempre più, indefiniti.

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