I Dallas Cowboys saldi al vertice, il calcio europeo arranca nella classifica Forbes dei club più ricchi

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La geografia economica dello sport professionistico mondiale, tracciata con rigore dall’annuale classifica "The World’s 50 Most Valuable Sports Teams" di Forbes, disegna una mappa il cui epicentro è saldamente fissato negli Stati Uniti, confermando una tendenza che, ormai da un decennio, sembra inarrestabile. A guidare la lista, per il nono anno consecutivo, sono i Dallas Cowboys della National Football League, il cui valore è stato stimato in una cifra stellare, 13 miliardi di dollari, che li rende un’entità finanziaria senza pari nel firmamento sportivo. Una supremazia, questa, che non lascia spazio a dubbi: le prime dieci posizioni sono infatti un dominio quasi assoluto delle franchigie NFL, inframezzate solo da tre squadre di pallacanestro della NBA e dagli storici New York Yankees del baseball.

Il distacco dei campioni del football americano

La progressione delle valutazioni, del resto, racconta di un’escalation finanziaria che ha pochi precedenti, se si considera che soltanto sei anni fa la squadra più preziosa al mondo non superava i 5 miliardi, una soglia che oggi non garantirebbe nemmeno l’accesso a questa esclusiva cinquanta. Questo balzo vertiginoso, che ha portato il valore complessivo dei primi cinquanta brand oltre la soglia dei 300 miliardi di euro, è il frutto di una combinazione di fattori, tra cui i colossali diritti televisivi, l’espansione globale dei mercati e una gestione commerciale spregiudicata, elementi che le leghe a stelle e strisce hanno saputo sfruttare con una lungimiranza senza eguali. Il calcio europeo, pur essendo lo sport più popolare del pianeta, appare in netta difficoltà nel tenere il passo di questa corsa, come dimostra il piazzamento del Real Madrid, il club calcistico meglio posizionato, che si attesta soltanto in ventesima posizione, preceduto da numerose franchigie di football americano e di basket.

La timida presenza del Vecchio Continente

Solo quattro formazioni del football europeo, in effetti, riescono a ritagliarsi uno spazio nella graduatoria: oltre al Real Madrid, figurano il Barcellona, il Manchester United e il Liverpool, a testimonianza di un divario economico che appare sempre più marcato e difficile da colmare. L’unico rappresentante italiano in questa élite è la Ferrari, che con il suo brand legato alla Formula 1 conquista un posto nella top fifty, assieme alla tedesca Mercedes, un dato che sottolinea come l’automobilismo di vertice resti un settore con un potentissimo appeal commerciale e di immagine, capace di competere con i grandi club di squadra.

Uno scenario consolidato e in continua ascesa

La classifica, nel suo insieme, fotografa dunque una realtà cristallizzata nei suoi vertici ma dinamica nei numeri, dove il modello delle franchigie americane – con la loro stabilità geografica, l’assenza di retrocessioni e un ferreo controllo salariale – continua a generare attrattiva per gli investitori e a gonfiare i valori di mercato. Un panorama che lascia poco spazio all’improvvisazione e che premia, in modo schiacciante, gli sport e le leghe che hanno saputo costruire un prodotto mediatico e di intrattenimento globale, relegando le tradizionali potenze calcistiche europee a un ruolo di comprimarie, se paragonate alle cifre faraoniche che circolano nell’universo sportivo statunitense.

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