Francia, il silenzio del sospettato e la rabbia per Lyhanna: l’ombra del sistema giudiziario

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Non si placa l’ondata di rabbia che attraversa la Francia dopo il ritrovamento del corpo di Lyhanna, l’undicenne scomparsa lo scorso 29 maggio a Fleurance, nel sud-ovest del paese. La conferma della procura di Agen, che ha identificato senza ombra di dubbio il cadavere rinvenuto in un'azienda agricola nella provincia di Gers come quello della giovane studentessa, ha trasformato il dolore in una contestazione aperta verso le maglie (apparentemente troppo larghe) di un sistema giudiziario che, nei fatti, aveva già incrociato il percorso dell’assassino presunto.

L’uomo al centro di questa bufera giudiziaria, un quarantunenne noto alle forze dell’ordine per molteplici denunce di natura pedofila, ha scelto la strada dell’omertà: durante il primo interrogatorio formale davanti al giudice istruttore, si è avvalso della facoltà di non rispondere, rifiutando qualsiasi collaborazione mentre veniva formalmente incriminato per sequestro di persona.

Un volto noto, una recidiva ignorata

Ciò che rende questo caso un vero e proprio scandalo nazionale è la storia giudiziaria del sospettato, un uomo che non solo conosceva la vittima (Lyhanna era una cara amica di sua figlia), ma che rappresentava un pericolo già segnalato e, a quanto pare, sottovalutato. Risultano almeno cinque le segnalazioni o denunce a suo carico a partire dal 2017, che vanno dalle molestie fino allo stupro di minori.

La più recente delle inchieste, quella per abusi sessuali avvenuti tra il 2024 e il 2025, risultava ancora in corso al momento del rapimento, eppure l’uomo godeva della libertà; una circostanza, questa, che ha scatenato l’indignazione dei familiari della piccola e dell’opinione pubblica intera.

La sua presenza fisica nel paesaggio sociale di Fleurance era persino inquietante: aveva partecipato attivamente alle prime battute delle ricerche, un comportamento che ha agghiacciato gli inquirenti, ma che non ha impedito il suo arresto, avvenuto subito dopo il ritrovamento del corpo in un silo di una cooperativa agricola dove lui stesso aveva lavorato.

Le falle emerse e il riarmo politico

Davanti a queste palesi disfunzioni, la reazione delle più alte cariche dello Stato è stata immediata e, per certi versi, insolitamente dura, sebbene proveniente da un potere esecutivo che in questi casi è chiamato a difendere l’operato dei propri magistrati. Il presidente Emmanuel Macron, parlando dal Montenegro, ha denunciato un malfunzionamento "inaccettabile", sollecitando che venga fatta piena luce sulle responsabilità senza accampare scuse legate alla mancanza di mezzi.

Sulla stessa lunghezza d’onda si è posto il primo ministro Sébastien Lecornu, che ha annullato i propri impegni per riunire d'urgenza i ministri dell’Interno e della Giustizia, ordinando un’inchiesta amministrativa i cui risultati dovranno essere consegnati entro quindici giorni.

Gérald Darmanin, il ministro della Giustizia, ha fatto un passo ulteriore arrivando a scusarsi pubblicamente con la famiglia di Lyhanna, definendo l’accaduto un "immenso fallimento" e aprendo concretamente alla possibilità di sanzioni nei confronti dei magistrati che hanno gestito (o mal gestito) le precedenti denunce contro l’assassino presunto.

La memoria lunga dei casi irrisolti

La società civile, nel frattempo, si è mobilitata. Non solo a Fleurance, dove è prevista una marcia bianca per domenica, ma anche a Parigi e in altre città, i cittadini intendono scendere in piazza per esprimere quella che non è più solo tristezza, ma una rabbia feroce e strutturata. Il caso di Lyhanna riporta alla memoria collettiva francese altre vicende giudiziarie dolorose, come quella della piccola Estelle Mouzin, vittima del serial killer Michel Fourniret.

Proprio il padre di Estelle, Eric Mouzin, ha commentato con amarezza l’atteggiamento dei ministri, i quali sembrano scoprire solo ora quelle disfunzioni che le famiglie delle vittime denunciano da decenni. L’autopsia, al momento, non ha ancora determinato con certezza le cause del decesso, e gli inquirenti stanno vagliando l’ipotesi che la bambina sia stata sottoposta a violenza sessuale prima di essere uccisa.

Quello che appare chiaro, al di là delle singole responsabilità penali dell’individuo, è che l’intero apparato della prevenzione francese è chiamato a rispondere di un’assenza: quella della protezione che avrebbe dovuto allontanare un predatore già riconosciuto come tale.

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