Giulio Lovera, il saluto al papà e poi l’attraversata fatale in piazzale Risorgimento
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Redazione Interno
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Sono gesti quotidiani, quelli che compongono la trama di un pomeriggio qualunque, destinati a restituire, nelle ore successive a una disgrazia, un’amarezza ancora più difficile da sopportare. Il piccolo Giulio Lovera, nove anni, aveva appena chiuso lo sportello dell’auto del padre – sceso, come tanti mercoledì, per compiere quel breve tragitto che separa la macchina dal negozio della mamma – quando la sua esistenza è stata spezzata in un istante. È accaduto in piazzale Risorgimento, a Loreto, frazione di Bergamo, dove un’utilitaria, una Smart, lo ha travolto mentre attraversava la carreggiata. Chi ha assistito alla scena, racconta di una frenata improvvisa e di un impatto «nemmeno troppo forte», quasi a restituire l’inspiegabile violenza di un evento tanto rapido quanto definitivo.
Il del bambino, come emerso dalle prime sommarie informazioni raccolte sul posto, è stato scaraventato a una decina di metri di distanza. Lì, sull’asfalto, sotto lo sguardo del padre che probabilmente aveva seguito con gli occhi quei pochi passi verso il marciapiede opposto, un passante si è subito chinato per tentare una rianimazione. Poi sono arrivati i soccorritori del 118, che lo hanno trasportato d’urgenza all’ospedale Papa Giovanni. Ma per Giulio, in fin dei conti, non c’è stato nulla da fare: la sua troppo breve vita si è conclusa poco dopo il ricovero. L’incidente, avvenuto mercoledì pomeriggio, restituisce il crudo senso di una fatalità contro la quale, spesso, non esiste argine.
Un flash mob silenzioso e le candele accese nel punto dell’impatto
Quella stessa sera, senza che alcuna organizzazione formale lo avesse predisposto, un centinaio di persone – famiglie del quartiere, genitori dei bambini della vicina scuola Rodari, semplici residenti – si sono ritrovate in piazzale Risorgimento. Hanno acceso lumini e candele proprio nel punto esatto dello schianto, osservando un minuto di raccoglimento che aveva il peso specifico di una domanda senza risposta. C’era chi, tra loro, ha disegnato un angelo e le strisce pedonali sull’asfalto, quasi a voler restituire simbolicamente ciò che la segnaletica reale forse non garantisce. Un flash mob spontaneo, silenzioso, che ha scelto la compostezza per esprimere vicinanza alla famiglia Lovera, senza bisogno di striscioni o grida.
Nel 2020 un incidente fotocopia e i residenti: “Non è cambiato niente”
A rendere meno accidentale questa tragedia, c’è una circostanza che gli abitanti del quartiere di San Paolo – dove Giulio viveva con i genitori – conoscono fin troppo bene. Nel 2020, cinque anni fa, si verificò un incidente fotocopia sempre in quello stesso punto, sebbene con esiti allora meno estremi. Da allora, spiegano alcuni dei presenti radunatisi mercoledì sera, le richieste di intervento al Comune si sono moltiplicate: «Quel punto è pericoloso, l’avevamo denunciato», è il refrain che torna tra le voci dei residenti. A loro avviso, servirebbe un attraversamento diverso, o una rimodulazione della viabilità, perché l’attuale conformazione di piazzale Risorgimento continua a rappresentare un rischio – e la morte di un bambino di nove anni, sotto gli occhi del padre, ne è la prova più atroce.
Un angelo volato via in un istante fatale e il peso di un’attesa giudiziaria
Giulio Lovera frequentava la scuola elementare, viveva la sua infanzia tra i giochi del quartiere e le corse mattutine per non fare tardi. Nella narrazione dei fatti, che gli inquirenti stanno ancora mettendo a fuoco – con le verifiche sulle tempistiche della frenata e sulle eventuali responsabilità della conducente della Smart – ciò che emerge è la fragilità di un meccanismo apparentemente semplice: scendere dall’auto, salutare il papà, attraversare. E ritrovarsi, un attimo dopo, scagliati sull’asfalto. La procura, come prassi, ha aperto un fascicolo. Non risultano, al momento, ipotesi di reato formalizzate, ma l’inchiesta procede nell’ascolto dei testimoni oculari, compreso quel passante che ha tentato invano di ridare un battito al cuore di Giulio. Nel piazzale restano le candele, qualche fiore e quella domanda che nessun atto giudiziario potrà mai sciogliere.




