Stellantis chiama l'indotto di Torino: "Con noi in Algeria, tra opportunità e sfide"

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L'industria automobilistica torinese è chiamata a un nuovo, ambizioso appuntamento con la storia della sua filiera, un passaggio che ricalca – seppure in un contesto globale radicalmente mutato – le orme di quelle espansioni internazionali che ne hanno segnato il passato. Il gruppo Stellantis, che continua a tessere la sua strategia di radicamento nel Nord Africa, ha convocato ufficialmente le imprese dell'indotto per un incontro dedicato, fissato per il 2 febbraio nella sede dell'Unione Industriali di Torino. L'evento, dal Titolo esplicito "Stellantis Algeria meets Turin companies", mira a illustrare nel dettaglio le concrete possibilità di fornitura e collaborazione legate allo sviluppo del progetto algerino, un piano industriale di notevole portata che il colosso nato dalla fusione tra Fca e Psa sta perseguendo con determinazione.

Il piano produttivo e l'appello alle aziende

Al centro del discorso vi è il sito produttivo di Tafaroui, già noto come "Fiat Algerie", sul quale il management punta con investimenti dichiarati di circa 200 milioni di euro. L'obiettivo, come più volte ribadito, è quello di raggiungere una capacità produttiva annua di 90mila veicoli, i quali andrebbero ad affiancarsi alle attività negli stabilimenti marocchini – dove è stato annunciato un impegno finanziario ben più so – creando nel complesso una piattaforma strategica per l'intera regione. L'invito rivolto alle aziende piemontesi, molte delle quali hanno legato le proprie sorti per decenni alle sorti di Mirafiori, è quello di valutare un trasferimento, almeno parziale, delle proprie attività nel paese nordafricano, dove promette di trovare "opportunità di sviluppo e forti incentivi", come ha fatto intendere lo stesso gruppo guidato da John Elkann e dall'amministratore delegato Carlos Tavares.

L'espansione del marchio e il quadro geopolitico

A rafforzare la portata dell'operazione, che prevede la creazione di circa duemila nuovi posti di lavoro locali e la produzione di almeno sei modelli diversi, giunge la recentissima decisione di estendere il piano anche al marchio Opel. La casa tedesca, infatti, stabilirà proprio in Algeria il suo primo impianto di produzione al di fuori del continente europeo, una mossa definita "fondamentale" dai vertici dell'area Medio Oriente e Africa di Stellantis. Questa scelta, che segue voci di un possibile spostamento di produzioni Alfa Romeo dalla Polonia, delinea una geografia manifatturiera in rapida evoluzione, la quale deve fare i conti con dinamiche commerciali internazionali complesse e con la politica industriale dell'amministrazione statunitense guidata da Donald Trump, nota per una certa propensione al protezionismo.

Le considerazioni economiche e il confronto con il territorio

La mossa di Stellantis, per quanto presentata come una via per la crescita e l'acquisizione di nuovi mercati, non può essere scissa da un'analisi dei costi di produzione, tra i quali spicca il dato, riportato da varie fonti, sul costo della manodopera locale. In Algeria, infatti, la retribuzione media di un operaio del settore si attesta su cifre sensibilmente inferiori a quelle europee, un elemento che, unito agli incentivi governativi promessi, contribuisce a rendere competitivo l'insediamento. Per Torino e il suo hinterland industriale, l'appello rappresenta dunque una biforcazione: da un lato, la possibilità di seguire la commessa e preservare un know-how tecnico; dall'altro, il rischio di un ulteriore indebolimento del tessuto produttivo domestico, già soggetto a tensioni e riorganizzazioni. L'incontro di febbraio servirà proprio a misurare, nei fatti, la risposta delle aziende a questa chiamata diretta, la quale giunge in un momento di profonda trasformazione per l'intero settore.

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