Eclissi di luna, lo scatto del fotografo Mario De Marco dal Nevegal: «Luogo eccezionale»

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Ce l'ha fatta anche stavolta, Mario De Marco: dopo aver immortalato l'eclissi solare dello scorso 12 agosto, il fotografo naturalista voltaghese è riuscito a catturare con il suo obiettivo anche l'eclissi parziale di luna, e per farlo ha scelto lo stesso luogo suggestivo che già gli aveva regalato lo spettacolo astronomico di qualche settimana fa.

Il Nevegal, e più precisamente la località di Faverghera, si conferma così un balcone privilegiato per osservare i fenomeni celesti, tanto che lo stesso De Marco non ha esitato a definirlo un luogo eccezionale per i suoi scatti, e del resto la notte tra il 27 e il 28 agosto ha offerto uno scenario da cartolina, con il cielo bellunese illuminato dalla luna gradualmente oscurata dall'ombra della Terra.

La notte da fotografo e l'attesa dell'alba

Per realizzare le sue immagini, De Marco si è alzato dal letto alle tre della notte, lasciandosi alle spalle l'Agordino per raggiungere il colle dei Bellunesi in tempo per avere l'orizzonte libero e documentare l'intero svolgimento del fenomeno astronomico.

Dalla notte all'alba, il fotografo ha seguito con pazienza l'evolversi dell'eclissi fino alle prime luci del mattino, catturando la suggestiva trasformazione del nostro satellite sotto l'ombra proiettata dal pianeta, e l'emozione per l'impresa è palpabile, come si legge in un suo breve racconto in cui sottolinea come agosto sia stato un mese straordinario, con le due eclissi osservate a distanza di poche settimane dallo stesso punto del Nevegal.

La scelta del luogo si è rivelata vincente, permettendo a De Marco di ottenere immagini che mettono in relazione il fenomeno astronomico con il paesaggio montano circostante, e non è un caso che il fotografo naturalista, che vanta una quarantennale esperienza e circa 20mila scatti all'attivo, abbia saputo cogliere al meglio questa occasione unica.

Il culmine dell'eclissi e le caratteristiche del fenomeno

Il fenomeno astronomico, che ha raggiunto il culmine nelle prime ore del mattino del 28 agosto, ha visto il disco lunare immergersi per circa il 96% nell'ombra della Terra, regalando un effetto visivo molto suggestivo che si è quasi avvicinato a quello di un'eclissi totale, e in Italia la visibilità è stata differenziata a seconda della posizione geografica, con un orizzonte occidentale libero da ostacoli che si è rivelato fondamentale per seguire le fasi più spettacolari.

Come spiegato dagli esperti, durante il momento di massimo oscuramento, quando oltre il 90% del satellite era oscurato, la luna ha assunto le caratteristiche tonalità rossastre note come "luna di sangue", dovute al filtraggio della luce solare attraverso l'atmosfera terrestre, e questo fenomeno, che si verifica quando la Terra si interpone tra il Sole e la Luna, è il risultato di precise leggi fisiche legate alla luce.

A differenza di quanto accade per le eclissi solari, l'evento è stato perfettamente osservabile a occhio nudo e senza alcun rischio per la vista, e anzi, chi ha potuto seguirlo ha assistito a uno spettacolo che ha chiuso in bellezza la cosiddetta "stagione delle eclissi" di questo agosto 2026.

La strumentazione e i dettagli tecnici dello scatto

Per realizzare la sua fotografia, Mario De Marco ha utilizzato una Canon R5 Mark II con obiettivo Canon RF 70-200 f2.8, e i dati tecnici dello scatto, condivisi dallo stesso fotografo, rivelano un'accurata preparazione tecnica: ISO 1600, tempo di posa di 2 secondi e apertura f3.2. L'inizio delle riprese è avvenuto alle 4.20 e si è protratto fino alle 6.12, con il fotografo che ha seguito l'intera evoluzione dell'eclissi fino a quasi l'ultima fase prima che la luna scomparisse tra le nuvole, e il risultato è stato uno scatto singolo, come ha precisato lo stesso De Marco, che testimonia la sua capacità di cogliere l'attimo giusto in condizioni di luce spesso difficili.

Del resto, la sua esperienza come fotografo naturalista, che lo ha portato a immortalare fenomeni come l'aurora boreale o i fulmini sulle montagne agordine, gli ha permesso di gestire al meglio le complesse variabili tecniche di una ripresa notturna, e la scelta del Nevegal come location si è rivelata ancora una volta azzeccata per ottenere immagini di grande impatto visivo.

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