L’azzurro batte Jodar dopo tre ore e otto minuti di battaglia, con una semifinale contro Ruud all’orizzonte
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Redazione Sport
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La folla del Centrale, almeno quella rimasta sveglia fino a notte fonda dopo i festeggiamenti per la Coppa Italia disputatasi nello Stadio Olimpico poco distante, ha assistito a qualcosa di più di un semplice quarto di finale. Luciano Darderi, testa di serie numero 18 e reduce dall’impresa epocale contro Alexander Zverev – un match nel quale aveva annullato quattro match point prima di piegare il numero tre del mondo – ha confermato la sua resilienza anche contro il giovane Rafa Jodar, imponendosi con il punteggio di 7-6(5), 5-7, 6-0 in una gara che si è conclusa all’una passata, spezzata inoltre da una sospensione di quasi venti minuti a causa del fumo dei fuochi d’artificio finito per invadere il campo. L’azzurro, nato in Argentina ma profondamente legato a Fano dove oggi il suo nome rimbalza da un circolo all’altro, si è così guadagnato l’accesso alla semifinale, il traguardo più prestigioso della sua carriera in un Masters 1000.
La partita più bella del torneo tra grinta ed esperienza
Il confronto con il diciannovenne spagnolo, numero 32 del seeding e considerato l’astro nascente del circuito, ha messo in scena una drammaturgia raramente vista sulla terra rossa romana. Dopo un avvio fulminante in cui Darderi ha strappato subito il servizio a Jodar – dimostrando una fame agonistica che non lo ha abbandonato nemmeno nei frangenti più complicati – la partita è entrata in una fase di altissimo livello tecnico. L’interruzione, causata dai festeggiamenti della Lazio che, avendo vinto la Coppa Italia, ha letteralmente accecato il sistema dell’Occhio di Falco, ha rappresentato una potenziale insidia per la concentrazione dell’italiano; a suo favore va detto, tuttavia, che Darderi ha retto l’urto psicologico meglio del rivale. Lo spagnolo, nel primo set, ha ceduto nel tie-break vanificando un vantaggio di 5-2, tradito da quella che forse era l’emozione o forse semplicemente la pressione esercitata da un muro umano di diecimila persone che spingevano contro di lui.
Nel secondo parziale, Darderi è sembrato avere il match in pugno portandosi sul 3-0 e arrivando a due match point che Jodar ha annullato con il cinismo di un veterano, trasformando la disperazione in una rimonta che ha riportato la sfida in perfetta parità. È stato in quel frangente, dopo aver sprecato quelle due occasioni d’oro, che il carattere di Luciano è emerso nella sua forma più autentica: invece di crollare mentalmente, ha aspettato il calo fisico del giovane rivale. E il calo, puntualmente, è arrivato nel terzo set. Jodar, esausto e alle prese con i primi crampi – quel limite fisico che ancora separa la promessa dalla certezza – ha subito un severo 6-0, incapace di reagire alla pressione costante di un Darderi che trasformava ogni scambio in un’odissea.
L’attesa per Ruud e il sogno che accende Fano
Darderi ha così centrato la sua prima storica semifinale in un Masters 1000, entrando di diritto in un ristretto club di otto italiani capaci di spingersi così avanti nel Foro Italico nell’Era Open. La partita, durata complessivamente tre ore e otto minuti, ha rappresentato l’ennesima conferma di una crescita esponenziale per il 24enne, capace di eliminare in sequenza Tommy Paul, Zverev e ora Jodar senza mai perdere la bussola. Le statistiche parlano di 58 errori non forzati per lo spagnolo, una cifra che racconta più la pressione subita che non una giornata storta del madrileno. La qualità del tennis espresso, con scambi al limite del possibile e recuperi che sembravano vietati dalla fisica, ha tenuto incollati alla poltrona anche gli spettatori più nottambuli, nonostante l’orario proibitivo che solo un torneo di questa portata può giustificare.
Ora l’avversario per un posto in finale sarà il norvegese Casper Ruud, numero 23 del tabellone, che nel pomeriggio aveva avuto la meglio su Karen Khachanov con un percorso nettamente meno tortuoso. Ruud, specialista della superficie e già finalista in passato in manifestazioni di questo calibro, rappresenta un test di maturità completamente diverso rispetto alla potenza grezza di Jodar o alla talentuosa irruenza di Zverev. L’azzurro, reduce da due battaglie consecutive, dovrà fare affidamento sul recupero atletico e su quel servizio che nelle notti romane è diventato un’arma letale, capace di estrarlo dai guai nei momenti di maggiore affanno. Per Darderi, arrivato a questo punto senza aver mai vinto un set contro un top 10 prima di martedì, il tabellone sembra essersi improvvisamente aperto regalandogli l’opportunità di scrivere una pagina che la sua città d’origine, Fano, ha già iniziato a tramandare.




