La via cinese alla guida autonoma passa dal chip Xuanji A3 di Byd

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il colosso cinese dei veicoli a nuova energia, ormai stabilmente insediato ai vertici delle classifiche mondiali di vendita, ha compiuto un ulteriore passo in avanti nella partita dell’elettronica di bordo, quella che nei fatti deciderà il futuro della mobilità.

Durante l’evento strategico sulla mobilità intelligente tenutosi il 28 maggio, Byd ha infatti presentato il nuovo Driving SoC Xuanji A3, un chip sviluppato interamente con risorse interne, una scelta che rivela la volontà di ridurre la dipendenza dai fornitori esterni per quel che riguarda il controllo dei flussi dati e degli algoritmi di guida.

Il particolare che fa la differenza, in questo caso, risiede nel processo produttivo: ci troviamo di fronte a un componente realizzato con la litografia a 4 nanometri, una soglia tecnologica che, stando a quanto dichiarato dall’azienda, nessun altro produttore cinese aveva finora raggiunto in questo specifico settore automotive.

Un chip da 4 nanometri tra numeri e responsabilità legali

Le caratteristiche tecniche del nuovo processore, che è stato ribattezzato Xuanji A3, non sono soltanto un esercizio di stile per ingegneri, ma definiscono concretamente il perimetro operativo entro cui si muoveranno i prossimi modelli. La casa costruttrice ha spiegato che il chip, già avviato alla produzione su larga scala, monta un'architettura a 16 core e può contare su una banda di memoria da 273 gigabyte al secondo.

La potenza di calcolo, parametro ormai diventato cruciale quanto i cavalli vapore per le auto termiche, viene gestita attraverso la cooperazione di tre unità installate a bordo del veicolo: il sistema raggiunge così una potenza complessiva di 2100 TOPS (trillion operations per second).

C'è poi un aspetto relativo all’efficienza energetica, che spesso viene taciuto quando si annunciano questi numeri, ma che Byd ha invece messo in evidenza: il consumo per unità di calcolo è inferiore del 20% rispetto ai prodotti concorrenti di pari livello, un dettaglio non secondario in un'industria che combatte ogni wattora per aumentare l’autonomia.

Il fondatore e amministratore delegato, Wang Chuanfu, durante la presentazione ha voluto sottolineare come un chip automobilistico a 4nm rappresenti una sfida paragonabile a quella di un processore per elettronica di consumo a 2nm, considerando le severe certificazioni di sicurezza (ASIL-D) e la necessità di operare senza flessioni per un decennio.

Sul fronte della responsabilità civile, mossa che ha fatto discutere gli addetti ai lavori, Byd ha annunciato che si farà carico dei danni diretti – riparazioni del veicolo, lesioni a terzi e danni patrimoniali – per gli incidenti causati dal sistema di assistenza alla guida in ambito urbano, una copertura della durata di un anno per i nuovi acquirenti.

La rivoluzione silenziosa dei semiconduttori made in Byd

A differenza di quanto avvenuto in passato, quando le case automobilistiche si limitavano ad assemblare componenti acquistati da giganti come Nvidia o Qualcomm, Byd ha scelto di internalizzare una fetta consistente della catena del valore legata ai semiconduttori. La posta in gioco, in questa partita, è altissima e riguarda la capacità di ottimizzare il software in base all’hardware senza dover attendere i tempi di sviluppo di un fornitore esterno.

L'azienda di Shenzhen ha rivelato di possedere un team dedicato alla progettazione di chip composto da oltre settemila ingegneri, una forza lavoro impiegata in quattro centri di ricerca e cinque impianti di produzione di wafer. Si tratta di una struttura industriale che permette a Byd di controllare l’intero flusso produttivo, dalla definizione del prodotto al test finale, una peculiarità che al momento non appartiene ad alcun altro costruttore di automobili al mondo.

E se il chip Xuanji A3 rappresenta il fiore all'occhiello tecnologico, il vero banco di prova per questa strategia sarà rappresentato dalla capacità di scalare la produzione mantenendo gli standard qualitativi imposti dal mercato.

L’ombra delle fabbriche italiane nello sguardo di Byd

Mentre la stampa specializzata analizzava i dati tecnici del nuovo processore, da più parti sono arrivate conferme indirette riguardo alle ambizioni industriali del gruppo cinese anche sul suolo europeo. Alfredo Altavilla, consulente speciale per l’Europa di Byd, avrebbe infatti lasciato intendere che l’interesse per stabilimenti attualmente in difficoltà, come i complessi ex Stellantis di Cassino e Mirafiori, è tutt’altro che svanito.

L’ingresso in fabbriche tradizionalmente legate alla produzione di motori endotermici rappresenterebbe un'accelerazione notevole del piano di internazionalizzazione, consentendo al gruppo di eludere le barriere tariffarie e di accorciare i tempi di consegna per i clienti del Vecchio Continente. In questa visione, il chip Xuanji A3 non è solo un pezzo di silicio: è il lasciapassare per giustificare un salto di qualità tecnologico che le controparti europehe, ancora impegnate nella transizione elettrica, faticano a dimostrare sui modelli di grande serie.

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