Ottant’anni fa il primo voto alle donne, tra convegni a Sarre e mostre a Torino

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Era il 2 giugno del 1946 quando le italiane, per la prima volta nella storia nazionale, poterono esprimere la propria preferenza politica all’interno di un seggio. agenziagiornalisticaopinione +3

Quella data, che coincideva con la fatidica scelta tra Monarchia e Repubblica e con l’elezione dei membri dell’Assemblea costituente, rappresentò uno spartiacque epocale per i diritti civili nel nostro Paese; un diritto, quello di voto, che non fu solo elettorale ma anche passivo, grazie a due decreti legislativi emanati proprio all'inizio di quell’anno, i quali stabilirono che le donne potessero essere elette e fissarono a venticinque anni l’età minima per farlo. repubblica +3

A distanza di ottant’anni esatti da quella storica consultazione, la macchina della memoria collettiva non mostra segni di cedimento: al contrario, le celebrazioni per l’anniversario si sono moltiplicate lungo tutta la penisola, dal castello di Sarre, in Valle d’Aosta, fino ai cortili dell’Università di Torino, passando per gli studi cinematografici che hanno restituito dignità visiva a quella quotidianità fatta di sacrifici e prevaricazioni silenziose. iodonna +3

Un convegno ad Aosta e le parole di Paola Cortellesi

Uno degli eventi più significativi ha preso forma proprio ai piedi delle Alpi, nella cornice del Castello di Sarre, dove si è tenuto il convegno dal titolo “Libertà di scegliere. Ottant’anni dal primo voto delle donne”. aostasera +3

Tra i banchi della sala, moderati da Luciano Caveri, sono intervenute diverse voci istituzionali, ma a catalizzare l’attenzione generale è stata la testimonianza a distanza di Paola Cortellesi; l'attrice e regista romana, diventata ormai un simbolo del riscatto femminile sul grande schermo grazie al fenomeno globale di “C’è ancora domani” (film del 2023 che ha sorprendentemente toccato i 126 Paesi), ha voluto condividere un ricordo personale legato alle generazioni che l'hanno preceduta. ilmattino +3

«Ricordo che quando eravamo a tavola mia nonna era ancora in piedi a servirci tutti – ha raccontato Cortellesi –, non era una prevaricazione, ma la regola. Oggi non lo permetteremmo, diremmo: “Siediti, tu sei la regina”». repubblica +3

Una riflessione che lega indissolubilmente il passato di quel 1946 alla cronaca più cruda e vicina a noi, quella che registra un femminicidio ogni settantadue ore; la regista ha infatti sottolineato come la sua pellicola, in bianco e nero e incentrata sulla violenza domestica, volesse creare un ponte diretto con l'attualità, sfidando chi, all'uscita del film, aveva previsto che quei temi “avrebbero cacciato il pubblico dalle sale”. rainews +3

Le storie delle “madri costituenti” e la felicità raccontata da Codrignani

Se Cortellesi ha portato la prospettiva artistica e contemporanea, la memoria storica più autentica è affidata a figure come quella di Giancarla Codrignani, parlamentare per tre legislature nelle file della Sinistra Indipendente.

Sebbene fosse troppo giovane per votare effettivamente nel 1946 (classe 1930), Codrignani ha attraversato come una protagonista assoluta le successive battaglie legislative italiane: quelle che portarono all'introduzione del divorzio, alla regolamentazione dell'aborto e alla riforma della legge sulla violenza sessuale. ilrestodelcarlino +3

In un estratto dell’intervista pubblicata nel volume “Le donne della Repubblica” (che sarà in omaggio il prossimo due giugno con alcune testate giornalistiche), l’ex parlamentare rievoca l’atmosfera di quei mesi immediatamente successivi alla Liberazione. Cresciuta in una famiglia antifascista, Codrignani ricorda vividamente la felicità di sua madre nel firmare e nel mettere quella scheda nell’urna: “i costituenti – afferma – sono il cemento sul quale è costruita la nostra Storia”. aostasera +3

E aggiunge, con la lucidità che deriva da decenni di impegno femminista, che le ventuno “madri costituenti” (le donne elette all’Assemblea) riuscirono a fare breccia in un sistema politico che le temeva, dimostrando che l’uguaglianza, per essere reale, non può prescindere dal riconoscimento della differenza. repubblica +3

La mostra torinese tra archivi storici e la regia del cinema

Contemporaneamente, il capoluogo piemontese si appresta a diventare un crocevia espositivo di prim’ordine per celebrare questa ricorrenza. Proprio il 2 giugno, nel cortile del Palazzo del Rettorato dell’Università di Torino (via Verdi), aprirà ufficialmente i battenti la mostra fotografica “1946-2026: Donne al voto, nasce la Repubblica”. repubblica +3

Curata da Gianluca Cuniberti e Alessandro Rubini, l’esposizione è il frutto della collaborazione tra l’ateneo, il Polo del ’900, l’Archivio Storico Intesa Sanpaolo e l’Archivio Storico della Città di Torino; le immagini in esposizione, molte delle quali provengono dall’Agenzia Publifoto e dall’archivio “La Bottega del Ciabattino”, restituiscono il clima emotivo di un Paese uscito distrutto dalla guerra ma desideroso di ricostruire basi democratiche solide. dilei +3

Non è un caso che proprio le fotografie custodite in questi archivi – quelle code ai seggi, quei volti tesi di donne che stringevano per la prima volta la tessera elettorale – abbiano ispirato la ricostruzione storica del film di Cortellesi, tanto che il nome dell’archivio compare nei titoli di coda della pellicola. agenziagiornalisticaopinione +3

Mentre la mostra itinerante “Torino 1946 – 2016” conclude il suo percorso nel novarese e nel Verbano, questa nuova iniziativa torinese promette di restare aperta al pubblico fino a metà settembre, offrendo uno spaccato inedito su una giornata, quella del referendum, che mutò per sempre il volto delle istituzioni italiane. ilmattino +3

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