Il grafico FedWatch torna a far sognare i mercati, nonostante le divisioni alla Fed
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Redazione Economia
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Il celebre strumento FedWatch, un termometro imprescindibile per gli operatori finanziari, è tornato a mostrare segnali incoraggianti per quanti puntano su asset considerati più rischiosi, come le azioni e le criptovalute, Bitcoin in testa. Questo indicatore, che riflette le aspettative del mercato sui movimenti dei tassi di interesse, ha infatti registrato un’impennata nelle probabilità di un allentamento della politica monetaria, sebbene l’entità di questo slancio ottimista sia ancora oggetto di dibattito e appaia, in queste ore, in un testa a testa con scenari più prudenti. L’aggiornamento, che ha visto il Bureau of Labor Statistics annunciare un rinvio nella pubblicazione di alcuni dati sul lavoro, ha ulteriormente modificato gli equilibri, aggiungendo un ulteriore strato di incertezza a un quadro già di per sé complesso e in divenire.
I verbali rivelano un istituto centrale diviso
A gettare acqua su questo fuoco di ottimismo, che pure continua a covare sotto la cenere, sono stati i verbali della riunione del Federal Open Market Committee dello scorso ottobre, i quali hanno messo in luce profonde divisioni tra i funzionari della banca centrale. Se da un lato il comitato ha approvato un taglio dei tassi, dall’altro è emerso che un numero consistente di banchieri si era detto disposto a sostenere la decisione opposta, ovvero di mantenere invariato il costo del denaro. La maggior parte di loro, pur riconoscendo la necessità futura di ulteriori manovre espansive, non ritiene che dicembre sia il momento più appropriato per implementarle, contraddicendo così le attese di una fetta considerevole degli analisti di Wall Street.
La resistenza verso un nuovo taglio a dicembre
La documentazione, che arriva in un contesto di crescente incertezza riguardo alle prospettive economiche, ha rivelato che molti dirigenti della Fed sono personalmente inclini a non effettuare un ulteriore taglio dei tassi già nel prossimo mese. Questa posizione, che riflette preoccupazioni per un’inflazione più persistente del previsto e per alcuni rischi nel mercato del lavoro, si scontra apertamente con le pressioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il quale da tempo spinge con forza per tassi di interesse più bassi. I responsabili politici, dal canto loro, hanno riconosciuto la complessità del momento, ammettendo che l’impatto delle tensioni commerciali potrebbe attenuarsi senza per questo risolvere tutte le criticità.
Uno scenario in continua evoluzione
Quel che appare chiaro, dopo la pubblicazione dei verbali, è che il percorso della Federal Reserve è tutt’altro che lineare. La stessa riunione di ottobre, durante la quale “diversi” partecipanti si sono espressi contro la riduzione del tasso di riferimento, dimostra come all’interno dell’istituto vi siano pareri ampiamente divergenti sull’opportunità e sui tempi di una nuova mossa. L’assenza di dati cruciali, come quelli sul lavoro rimandati a metà dicembre, priva inoltre i mercati e il comitato stesso di elementi fondamentali per compiere le proprie valutazioni, lasciando ampio spazio alle fluttuazioni delle attese e alla volatilità degli strumenti speculativi.




