Washington Post nella bufera per il mancato sostegno a Kamala Harris

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Washington Post, noto quotidiano di proprietà del miliardario Jeff Bezos, ha recentemente deciso di non esprimere il proprio sostegno a uno dei due candidati alle presidenziali degli Stati Uniti, una scelta che ha scatenato una vera e propria rivolta tra i lettori. In pochi giorni, infatti, sono stati cancellati ben 250mila abbonamenti, una cifra considerevole per un giornale già alle prese con difficoltà finanziarie e una concorrenza sempre più agguerrita.

La decisione di mantenere una linea "neutrale", annunciata dal direttore William Lewis e dallo stesso Bezos, ha sconcertato non solo la redazione, ma anche il pubblico fedele del quotidiano, noto per le sue inchieste di grande impatto, come quella sul Watergate. La scelta di non appoggiare la candidata democratica Kamala Harris contro Donald Trump ha suscitato indignazione tra i lettori, che hanno visto in questa mossa un tradimento dei valori storici del giornale.

Bezos, in un editoriale pubblicato sul Washington Post, ha spiegato le ragioni di questa decisione, sottolineando l'importanza di mantenere una posizione imparziale in un momento così delicato per la democrazia americana. Tuttavia, le sue parole non sono riuscite a placare le critiche, e la fuga di abbonati continua a rappresentare una sfida significativa per il futuro del quotidiano.

La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che la decisione di non fare endorsement è stata presa lo stesso giorno in cui Bezos, nella sua veste di chief executive di Blue Origin, ha incontrato Donald Trump.

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