Theo Hernández e il fallimento del Milan: una stagione da dimenticare
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Redazione Sport
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La qualificazione agli ottavi di finale di Champions League, che venti giorni fa sembrava una formalità, è svanita nel nulla per il Milan, lasciando i tifosi con un senso di amarezza e frustrazione. Al centro delle critiche, inevitabilmente, è finito Theo Hernández, il cui rosso nella partita di ritorno contro il Feyenoord ha rappresentato uno dei momenti più bui della serata. L’espulsione del terzino francese, arrivata dopo una simulazione plateale e ingiustificabile, ha segnato un punto di svolta negativo per i rossoneri, che fino a quel momento sembravano in controllo del match.
Fabio Capello e Zvonimir Boban, due icone del passato milanista, non hanno usato mezzi termini nel commentare l’accaduto. Nei studi di Sky Sport, entrambi hanno indicato Theo Hernández come il principale responsabile dell’eliminazione. “È uno che si tuffa sempre”, ha dichiarato Capello, mentre Boban ha aggiunto: “Da anni fa così, dispiace per il Milan, ma lui se lo merita”. Le loro parole, seppur dure, riflettono una verità scomoda: il gesto di Theo non è stato solo un errore isolato, ma l’emblema di una stagione fallimentare.
Tuttavia, sarebbe riduttivo attribuire l’eliminazione alla sola condotta del francese. La squadra di Conceiçao ha mostrato diverse lacune, sia in campo che nella gestione societaria. Boban, in particolare, ha criticato aspramente il lavoro della dirigenza, che ha cambiato due allenatori in pochi mesi e ha costruito una squadra estiva piena di difetti, corretti solo in parte e con ritardo. Anche Conceiçao non è esente da colpe: il suo arrivo ha interrotto un cammino europeo che, sotto la guida di Fonseca, aveva mostrato segnali positivi.
Zlatan Ibrahimovic, Senior Advisor di RedBird, ha espresso tutto il suo rammarico nel post-partita, definendo l’eliminazione un “suicidio sportivo”. Le sue parole, cariche di delusione, sottolineano come il fallimento sia collettivo: dalla dirigenza, che ha commesso errori strategici, ai giocatori, che non sono riusciti a mantenere la concentrazione nei momenti decisivi.




