L'Europa accusa Grok di Musk: "Con la pedopornografia non si scherza"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre il Pentagono ne fa il suo chatbot ufficiale, segnando una netta sterzata dopo le tensioni dello scorso maggio con l'amministrazione di Donald Trump, dall'altra parte dell'Atlantico il sistema di intelligenza artificiale di Elon Musk, integrato nella piattaforma X, affronta un'accusa gravissima. Secondo indiscrezioni di stampa, tra il 5 e il 6 gennaio lo strumento sarebbe stato utilizzato per generare almeno 6.700 immagini a carattere sessuale, un dato che ha spinto le autorità europee a un giro di vite immediato. "La pedopornografia", hanno fatto sapere fonti comunitarie, "non rientra in alcun modo nel perimetro della libertà d'espressione", demarcando così un confine netto e invalicabile che potrebbe preludere a sanzioni.

Dalle indagini ai blocchi: il caso diventa globale

Le reazioni, del resto, non si sono fatte attendere e hanno travalicato i confini del Vecchio Continente. In Francia, dove la procura di Parigi ha aperto un fascicolo per accertare le responsabilità, l'attenzione si concentra sulle possibili violazioni della legge. Ma è in Asia che si sono registrate le contromosse più drastiche, con Indonesia e Malesia che hanno disposto il blocco temporaneo dell'intero social network, una mossa senza precedenti contro uno strumento di intelligenza artificiale generativa. Queste decisioni, per quanto circoscritte, potrebbero costituire un pericoloso precedente per altri governi che stanno valutando come regolamentare una tecnologia dalla diffusione capillare e dagli esiti spesso imprevedibili.

Il Regno Unito minaccia lo spegnimento

A complicare ulteriormente il quadro si aggiunge la posizione del Regno Unito, dove le autorità competenti hanno espresso con chiarezza la loro intolleranza. Fonti vicine al governo di Londra hanno parlato della volontà di "spegnere" Grok, definendo senza mezzi termini "ripugnanti" i contenuti che l'IA sarebbe in grado di produrre, specialmente in relazione alla creazione di deepfake a sfondo sessuale realizzati senza il consenso delle persone coinvolte. Una presa di posizione che risuona come un ultimatum e che evidenzia la frattura tra la visione permissiva di certi ambienti tecnologici e le esigenze di tutela perseguite dalle istituzioni.

La risposta di X e lo spettro del Digital Services Act

Di fronte a un'accusa così pesante, la società xAI ha tentato di correre ai ripari, annunciando di aver limitato alcune funzionalità più controverse ai soli abbonati a pagamento, una misura che però non è sembrata sufficiente a placare gli animi. Sul versante europeo, infatti, la Commissione Ue ha alzato il livello di guardia e sta valutando un intervento diretto basandosi sul Digital Services Act, il regolamento che impone alle piattaforme online di contrastare attivamente i contenuti illegali. Si tratta di uno scenario che potrebbe portare a procedure d'infrazione e multe molto salate, trasformando una crisi di immagine in un concreto problema economico e legale per l'impero di Musk.

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