Nato, maxi sorveglianza su Kaliningrad: nel Baltico volano aerei spia e caccia per la guerra elettronica

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’Alleanza atlantica ha messo a punto nelle scorse ore un’operazione complessa e ad alta densità tecnologica, concentrata nei cieli che sovrastano la Polonia e l’enclave russa di Kaliningrad, affacciata sul Mar Baltico. L’attività, che ha visto il coinvolgimento simultaneo di piattaforme aeree per il comando, la ricognizione e la guerra elettronica, rappresenta un ulteriore tassello nella strategia di contenimento e monitoraggio delle capacità militari di Mosca, in un’area da sempre considerata strategica e particolarmente sensibile per gli equilibri di sicurezza europei.

Le piattaforme impiegate e il dispositivo militare

Secondo le ricostruzioni basate sui dati dei tracker di volo, il 18 agosto scorso hanno operato in quella porzione di spazio aereo un velivolo E-3A AWACS, specializzato in compiti di allerta precoce, sorveglianza radar e direzione delle operazioni aeree, e un EA-37B, piattaforma dedicata alla guerra elettronica, progettata per disturbare, ingannare o neutralizzare i sistemi di difesa aerea e le comunicazioni nemiche.

A questi si è aggiunto l’ARTEMIS II, un aereo da ricognizione avanzato, mentre la scorta armata era affidata a caccia statunitensi e norvegesi; al dispositivo hanno contribuito anche unità terrestri polacche, a testimonianza della natura integrata e multinazionale dell’operazione.

La presenza dell’EA-37B, in particolare, segnala un’attenzione crescente della Nato verso le minacce elettroniche e la necessità di preservare la libertà di manovra nei teatri operativi dove la Russia ha dispiegato sistemi di disturbo e di negazione dell’accesso, come dimostrato dalle recenti interferenze sui segnali GPS nell’area baltica e nei Paesi scandinavi.

Le dieci basi segrete russe e il rischio per i Paesi Nato

L’intensificazione della sorveglianza fa da contraltare a un’inchiesta pubblicata dal giornale britannico The Telegraph, secondo la quale la Russia avrebbe allestito dieci basi militari segrete, dislocate lungo il confine occidentale del proprio territorio e all’interno delle aree occupate in Ucraina. Queste installazioni, secondo il report, sarebbero dotate di piattaforme di lancio per droni kamikaze a lungo raggio, capaci di raggiungere e colpire obiettivi in Turchia, Romania, Polonia, nei Paesi baltici e perfino lungo le coste orientali della Grecia.

La minaccia rappresentata da questi sistemi d’arma a basso costo e ad alta letalità ha spinto l’Alleanza a rivedere le proprie dottrine difensive; il problema, come sottolineato dagli analisti, non risiede solo nella portata dei vettori, ma anche nella difficoltà di intercettare e abbattere sciami di droni che possono saturare le difese aeree e colpire infrastrutture critiche.

Il rafforzamento della missione Baltic Air Policing

Proprio per far fronte a queste sfide, lo scorso luglio, in occasione del vertice di Ankara, la Nato ha deciso di potenziare la missione “Baltic Air Policing”, attiva dal 2004 per garantire la sicurezza dello spazio aereo di Estonia, Lettonia e Lituania, i tre Stati baltici che non dispongono di una flotta di caccia intercettori propria e che dipendono, a rotazione, dagli alleati per la protezione dei propri cieli.

Il rafforzamento della missione si traduce in un incremento del numero di velivoli schierati, in una maggiore prontezza operativa e nell’integrazione di capacità di guerra elettronica e di ricognizione, elementi ritenuti ormai imprescindibili per contrastare le tattiche asimmetriche messe in campo da Mosca.

L’operazione condotta nelle scorse ore, con il suo corredo di aerei radar, caccia multiruolo, aerocisterne per il rifornimento in volo (tra cui figurano anche velivoli italiani) e piattaforme per il disturbo elettronico, si inserisce perfettamente in questa cornice di adattamento e rappresenta una dimostrazione pratica della determinazione alleata a presidiare il fianco orientale, senza lasciare spazi di manovra non controllati.

La guerra elettronica come nuova frontiera del confronto

L’impiego dell’EA-37B, in particolare, segnala un cambio di passo nella dottrina operativa della Nato, che sempre più considera lo spettro elettromagnetico come un dominio di conflitto alla stregua di terra, mare, cielo e spazio cibernetico. La capacità di negare al nemico l’uso dei radar, di intercettare le comunicazioni e di proteggere i propri sistemi diventa un moltiplicatore di forza decisivo, specialmente in uno scenario come quello baltico, dove le distanze sono ridotte e i tempi di reazione estremamente compressi.

L’operazione, monitorata con attenzione da Mosca, non ha tuttavia dato luogo a episodi di interferenza diretta o a contatti ravvicinati tra i velivoli, segno che entrambe le parti, per ora, stanno giocando la partita su un piano di deterrenza e segnalazione politica, piuttosto che di scontro aperto.

La presenza simultanea di tante piattaforme diverse, dai caccia agli aerei sentinella fino ai sistemi di disturbo, testimonia comunque la complessità logistica e la capacità di coordinamento dell’Alleanza, chiamata a gestire una minaccia diffusa e multiforme, che non conosce confini geografici netti e che richiede risposte altrettanto flessibili e integrate.

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