«Era posseduto da un demone». La condanna all’ergastolo per i genitori di Elias, il bambino di tre anni torturato e lasciato morire di fame in Tirolo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Tribunale di Innsbruck, con una sentenza depositata lunedì 9 febbraio 2026, ha inflitto la pena dell’ergastolo nei confronti di una coppia di ventisettenni del distretto di Kufstein, riconosciuti colpevoli di omicidio, tortura e sequestro di persona in relazione alla morte del figlio Elias, avvenuta nel maggio del 2024 -1-3-6. Il piccolo, all’epoca del decesso, pesava appena quattro chilogrammi, una condizione fisica paragonabile a quella di un neonato e frutto di un sistematico regime di privazione alimentare protrattosi per mesi -1-3. Il dibattimento, presieduto dalla giuria popolare, ha messo nero su bianco i dettagli di una reclusione domestica che non ha conosciuto soluzioni di continuità: la vittima veniva tenuta segregata in una stanza buia, legata, picchiata e deliberatamente isolata dal resto del nucleo familiare, composto da altre tre sorelline – di uno, tre e sei anni – le quali, stando agli atti, non hanno invece mai mostrato segni di denutrizione o violenza -1-6-10.

Il movente mistico e il disturbo della personalità

Secondo la ricostruzione operata dalla procura tirolese, gli imputati versavano in una situazione economica talmente precaria da aver sviluppato una fuga in avanti verso un «mondo mistico parallelo», un costrutto immaginifico all’interno del quale il bambino veniva identificato come la personificazione fisica di un demone, ritenuto la causa scatenante di tutte le loro sventure -1-4-6. La perizia psichiatrica depositata in aula – pur attestando la piena capacità di intendere e di volere al momento dei fatti – ha diagnosticato in entrambi i genitori un disturbo sadico della personalità; per la donna, in particolare, il giudice ha disposto il ricovero in una struttura psichiatrica, essendo emerso come avesse proiettato sul figlio il proprio intero disagio psichico, attribuendogli la natura di essere diabolico -2-3-8. Il marito, dal canto suo, è stato descritto come figura assecondante, privo di quella capacità di argine che avrebbe potuto – e dovuto – interrompere la spirale di sevizie.

La documentazione delle torture e il cinismo della coppia

Le indagini, condotte anche attraverso l’analisi dei dispositivi mobili sequestrati, hanno rivelato un tasso di lucidità agghiacciante: i due non solo agivano, ma documentavano sistematicamente i maltrattamenti attraverso fotografie e riprese video, utilizzando i file prodotti come strumento per ironizzare, tramite messaggistica istantanea, sulle condizioni fisiche del piccolo Elias -1-2-6. Non si trattava, quindi, della mera registrazione di un delirio, bensì di una precisa volontà di cristallizzare la sofferenza, rafforzandosi vicendevolmente nella convinzione che il bambino andasse «distrutto» -2-9-10. La procura ha sottolineato come gli imputati si siano incoraggiati a vicenda nell’infliggere «pene infernali», utilizzando oggetti comuni – tra i quali un cucchiaio di legno e fascette serracavi – per immobilizzare la vittima, talvolta bendata e costretta nuda all’interno di un cassetto per oltre ventidue ore consecutive -4-7-9.

La confessione e le sorti delle sorelline

Al centro della camera di consiglio è finita anche la dinamica successiva al decesso: è stato l’uomo, quella mattina del maggio 2024, a comporre il numero della polizia, autodenunciandosi -1-3-10. In aula, il padre ha rotto il silenzio dichiarando di non sapersi spiegare la ferocia delle proprie azioni, aggiungendo un elemento di consapevolezza postuma relativo alla presenza delle figlie: le tre bambine, ha ammesso, hanno assistito all’agonia lenta del fratello, un peso psicologico che lo stesso imputato ha definito motivo di addolorato pentimento -1-6. Per le tre sorelline, tutte immediatamente allontanate dall’ambiente domestico all’indomani della scoperta del cadavere, è stato disposto l’affido a famiglie collaterali, al fine di garantire loro un contesto di crescita estraneo agli orrori consumati tra quelle mura -2-10.

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