Chiara Francini, tra alberi di Natale eterni e parità: «Io, dito in c*lo, guadagno più del compagno»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Con una sincerità che disarma e che costituisce ormai la sua cifra stilistica, Chiara Francini, attrice, scrittrice e produttrice, delinea i confini della sua vita professionale e privata in una conversazione che tocca, senza mezzi termini, temi come il successo, le dinamiche di coppia e le proprie idiosincrasie. Reduce da una festa di compleanno che, pensata per trentacinque intimi, ha visto invece convergere oltre duecento persone in un locale giapponese di Roma, tra karaoke e citazioni cinematografiche, Francini dimostra di non temere le contraddizioni, anzi, di abbracciarle come parte di un carattere complesso e sfaccettato. Un tratto, quest’ultimo, che lei stessa definisce con un’espressione colorita, ma efficace: «Sono un dito in c*lo», dichiara, rivendicando una natura meticolosa e idealista che le ha permesso di costruire una carriera multiforme, spesso coronata da ottimi riscontri.
Una casa delle fate e una carriera in movimento
Quella stessa attenzione per il dettaglio, quasi maniacale, si riverbera nella sua vita domestica, trasformata in un perpetuo scenario natalizio. Da quindici anni, infatti, tre alberi di Natale non vengono mai smontati dalla sua abitazione, alla quale, non a caso, gli amici hanno affibbiato il nomignolo di “casa delle fate”. «Al più aggiungo ulteriori lucine», confessa Francini, mostrando un attaccamento quasi sentimentale a quel periodo dell’anno in cui è nata e che considera il più felice, vedendo nel proprio compleanno, fissato il 20 dicembre, una sorta di «plus» rispetto alla vicinanza con le festività. Tra i regali ricevuti nel corso degli anni, ricorda con particolare affetto «l’ultima bambola» ricevuta dallo zio all’età di diciassette anni, un dono che sembra simboleggiare la tenacia di un’infanzia protratta nello spirito, se non nelle forme.
Il lavoro e le sfide senza paura
Se la casa è un rifugio fatato, il mondo professionale rappresenta per lei un terreno di sfida continua. La prossima prova è l’interpretazione della protagonista nel tv movie *La voce di Cupido*, in onda su Rai1, dove veste i panni di Cecchi Paola, una camionista dall’animo burbero ma intrinsecamente romantico. Un ruolo che, come molti altri da lei affrontati, richiede una capacità di calarsi in personaggi lontani dalla propria esperienza, dimostrando quella versatilità che è frutto di studio e di una curiosità intellettuale mai sopita. Non a caso, la stessa Francini ha recentemente portato ad Atreju un libro sulla Resistenza, sottolineando come «il dialogo salvi il mondo» e come la conoscenza rappresenti, in ultima analisi, uno strumento di libertà.
La questione economica e un confronto culturale
È però su un aspetto più terreno e spesso tabù che Francini si esprime con la massima chiarezza, sciogliendo ogni ambiguità: il rapporto economico all’interno della coppia. Alla domanda diretta su chi guadagni di più, risponde senza tentennamenti, affermando di essere lei a percepire un reddito superiore a quello del compagno. Un dato di fatto che, in molti contesti, può ancora generare attriti o imbarazzi, ma che nella sua relazione non costituisce un problema. La spiegazione che offre è netta e passa attraverso una differenza culturale piuttosto che una semplice dinamica personale: «Per lui non è un problema: è svedese, non italiano». Una battuta che, nel suo essere fulminante, fotografa stereotipi e resistenze ataviche, suggerendo come l’origine di certi conflitti sia spesso da ricercarsi in un retroterra culturale più che in un disagio individuale. Una consapevolezza che Francini porta con sé, come un altro tassello di quella onestà intellettuale che caratterizza il suo modo di essere, in pubblico come in privato.




