Perquisizioni per le chat violente: la Digos controlla due giovani di Cagliari
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Redazione Interno
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Sessanta perquisizioni in 23 città italiane hanno colpito persone sospettate di aver incitato alla violenza sui social e nelle chat durante le recenti manifestazioni di piazza. Tra le posizioni al vaglio della Digos ce ne sono due in provincia di Cagliari, che riguardano altrettanti ragazzi. L'operazione è stata condotta sabato mattina da Digos e polizia postale, all'indomani dello sciopero generale del 30 ottobre.
Che cosa contestano gli investigatori
Secondo gli investigatori, le persone controllate erano attive su chat e piattaforme digitali, dove avrebbero spinto chi scendeva in strada a commettere reati, anche ai danni delle forze dell'ordine. Il provvedimento riguarda quindi il ruolo svolto online, prima ancora che l'eventuale partecipazione diretta agli scontri. Non si escludono collegamenti con la pagina web del «Movimento 17 ottobre», già comparsa in precedenti accertamenti sulle proteste degenerate a Milano, dove un gruppo Telegram con canali dedicati alle singole città era stato indicato come luogo di organizzazione delle mobilitazioni.
Lo sciopero del 30 ottobre era stato proclamato dall'Unione Sindacale di Base contro «l'economia di guerra» e il carovita. I cortei che si sono svolti in tutta Italia sono stati in larghissima parte pacifici e molto partecipati, e le perquisizioni non riguardano chi ha sfilato senza episodi di violenza.
I precedenti delle ultime due settimane
Il blitz di sabato non è il primo nel giro di pochi giorni. Il 23 ottobre la Digos aveva già perquisito persone in 18 città per i disordini del 17 e 18 ottobre a Milano: gli accertamenti avevano riguardato circa cento persone, tra cui 51 minorenni. Il giorno successivo erano state riferite altre 150 perquisizioni in 20 città, in gran parte in Lombardia, scattate dopo la scoperta di una chat in cui si minacciavano nuove violenze di piazza.
Nel caso di Cagliari le verifiche sono ancora in corso e non risultano arresti. Le perquisizioni servono ad acquisire telefoni, computer e altri dispositivi con cui verificare la partecipazione alle conversazioni sotto esame, il cui contenuto sarà valutato dall'autorità giudiziaria per decidere se ipotizzare reati come l'istigazione a delinquere.
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