Un scialpinista di 65 anni precipita sul Pizzo Tambò, recuperata la salma dopo l’avvistamento dell’elicottero svizzero
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Redazione Interno
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La montagna, si sa, non perdona nemmeno i più esperti, e l’ultima tragedia che ha segnato l’alta Valle Spluga ne è la prova più cruda, sebbene drammaticamente ordinaria. È accaduto sul Pizzo Tambò, a tremila e cinquanta metri di altezza, dove un cittadino italiano di 65 anni ha perso la vita dopo una caduta fatale durante un’escursione in scialpinismo. A dare l’allarme non sono stati i compagni di cordata, né i gestori dei rifugi della zona, bensì la Polizia elvetica, il cui equipaggio – impegnato in un volo ricognitivo di routine nel corso della mattinata di sabato – ha avvistato un disteso sul versante italiano del massiccio, apparentemente privo di vita. Quella distesa di neve e rocce, che segna il confine tra le Prealpi Luganesi e il Passo dello Spluga, è diventata così teatro di una vicenda che il Soccorso Alpino ha dovuto gestire in rapida successione.
L’intervento del soccorso e la constatazione del decesso
Non appena la segnalazione è giunta alla centrale operativa, nella tarda mattinata di sabato, la Stazione di Madesimo del Soccorso Alpino è stata immediatamente allertata. Gli operatori, coscienti della difficoltà del terreno e della quota – che supera i tremila metri –, hanno attivato le procedure per il recupero. Sul posto è intervenuto anche un medico a bordo di un elicottero del soccorso, il quale, dopo aver raggiunto l’infortunato, non ha potuto fare altro che constatarne il decesso. L’uomo, infatti, come hanno poi confermato le prime ricostruzioni, sarebbe precipitato nel vuoto mentre stava sciando lungo un canalone o un tratto esposto del versante; un incidente che, vista la conformazione della parete, non gli ha lasciato scampo. Una volta espletati i rilievi del caso da parte delle autorità competenti, che hanno agito in coordinamento tra la provincia di Sondrio e i colleghi elvetici, l’equipe medica ha provveduto al recupero della salma, trasportandola a valle.
Indagini e coordinamento transfrontaliero
La dinamica precisa resta al vaglio degli inquirenti, anche se gli elementi a disposizione – come la posizione del e l’orario dell’avvistamento – fanno propendere per un tragico incidente dovuto probabilmente a un malore o a un improvviso cedimento del manto nevoso in una zona particolarmente impervia. Non si conoscono ancora le generalità della vittima, che risulterebbe però residente in Italia, ma la sua età (65 anni) lo collocherebbe tra quegli scialpinisti navigati che spesso affrontano le Alpi in solitaria o in piccoli gruppi. La particolarità del caso, che ha coinvolto la Polizia svizzera prima ancora di quella italiana, sottolinea la difficoltà operativa di un confine che, a quelle quote, esiste solo sulla carta geografica. Gli agenti dei due Paesi hanno comunque lavorato in sinergia per ricostruire l’esatta traiettoria della caduta, avvenuta all’interno del territorio comunale di Madesimo, anche se la montagna in questione fa da spartiacque naturale tra la Valle Spluga e il versante elvetico.
Una giornata di routine sulla neve trasformata in tragedia
Quella che doveva essere una giornata di sport e contemplazione delle vette si è trasformata, in poche ore, in una triste scoperta per i turisti presenti nella zona dello Spluga. L’allarme, partito in tarda mattinata, si è concretizzato solo nel pomeriggio quando i soccorritori hanno raggiunto il punto esatto segnalato dall’equipaggio dell’elicottero. Il Pizzo Tambò, con la sua altitudine che supera i tremila metri, è una meta ambita per gli appassionati di scialpinismo, ma le condizioni meteorologiche variabili e la presenza di crepacci o cenge instabili ne fanno anche un luogo insidioso per chi non conosce a memoria ogni singolo canalone. Il Soccorso Alpino di Madesimo, reduce da un inverno particolarmente intenso in termini di interventi, ha voluto ricordare l’importanza di dotarsi di sistemi di localizzazione satellitare (come l’Artefice o l’App GeoRes) e di non sottovalutare mai l’affaticamento fisico in alta quota. Il del 65enne è ora a disposizione dell’autorità giudiziaria, che ne disporrà la restituzione alla famiglia non appena completati gli accertamenti del caso, mentre la cronaca locale aggiunge un altro nome a quello dei tanti amanti della neve scomparsi tra le pareti della Rhaetian Alps.




